Ci svegliamo con calma, e decidiamo di andare a far colazione in uno dei posti raccomandati, il News Cafe. Il posto è pieno di gente, ma riusciamo a trovare un angolino dove sederci. Da bravi italiani in vacanza scegliamo una colazione classica: caffè, latte, briochine e marmellata. Il posto ci piace, usciamo soddisfatti. Visto che ci siamo, decidiamo di spendere parte della mattina proprio sulla spiaggia di South Beach.

La vista non è male. L’oceano ha il suo fascino, così come la postazione del bagnino. Le condizioni meteo, pur essendo piacevoli, ci spingono a rimandare il bagno a data da destinarsi. Ci sono anche i campi da beach volley e le palme come in televisione. Un’analisi più approfondita ci lascia però un po’ perplessi. La sabbia sembra finta (non è comunque del posto) e addirittura sotto qualche centimetro troviamo un’abbondante gettata di cemento 8-O

Terminata la tappa sulla spiaggia, ci spostiamo al Bayside Marketplace, un centro commerciale che è anche punto di partenza di numerose gite organizzate nei dintorni di Miami. Troviamo lo sportello turistico; scartiamo le proposte che durano uno o più giorni, visto lo scarso tempo a disposizione. Decidiamo per un giro in barca nella Biscayne Bay.

Mentre prendiamo i biglietti conosciamo Rosalba e Sarah, che stanno facendo un periodo di studio all’estero. A Boston. Ironia della sorte, sono in vacanza in Florida e in visita a Miami. Rosalba è italiana e studia a Milano, Sarah è francese e studia a Parigi. Se aggiungiamo anche le circostanze che hanno portato me e gli altri qui, ci accorgiamo che le coincidenze sono davvero molte. Forse troppe. Ma comunque gradite ;-)

Saliamo sulla barca che ci porta a fare il tour della Biscayne Bay. C’è un’ottima vista dello skyline di Miami downtown. Quando poi ci avviciniamo alla zona delle Venetian Islands, capiamo che si tratta evidentemente di una zona vip. La guida, che descrive le attrazioni in inglese e spagnolo, ci fornisce interessanti notizie di gossip. Che includono varie ostentazioni di ricchezza (tipo l’aria condizionata all’aperto :!: ) e le variazioni di inquilini delle varie mansion.

Al termine del giro in barca, Rosalba e Sarah decidono di unirsi a noi per una visita di downtown Miami, le cui principali attrazioni sono non distanti da dove ci troviamo. Tra queste segnaliamo il Miami Art Museum (MAM), la Museum Tower, lo Historical Museum of Southern Florida. Facciamo anche un giro a little havana, il quartiere cubano di Miami. Concludiamo così la nostra visita a downtown Miami per tornare a South Beach.

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Più o meno una volta all’anno il Kalos, Pierluigi ed Andrea vanno al quartier generale dell’azienda per cui collaborano. Il caso ha voluto che nell’appuntamento di fine 2008 ci trovassimo tutti negli Stati Uniti, anche sparsi tra il Texas e la Virginia. Quale altra migliore occasione per una rimpatriata? Iniziamo ad organizzarci, considerando un weekend come durata di riferimento. Il dubbio è amletico: andare io da loro o piuttosto loro da me?

Dopo qualche riflessione più approfondita, spunta una terza ipotesi: incontrarci tutti in un posto terzo. Il vantaggio è indubbio, dato che tutti potremmo vedere dei posti per noi nuovi. La questione allora si sposta sulla scelta della destinazione. Scartata la California per eccessiva distanza, puntiamo a qualcosa che sia più o meno a metà strada. Chicago? O forse Miami? Beh, decisamente Miami.

Iniziamo a documentarci per organizzare il viaggio al meglio. Chiedo anche aiuto alla mia vicina di casa Yun Hee, che ha lavorato da quelle parti e che accetta volentieri di darmi dei consigli – anche perché ho colto l’occasione per invitarla a cena da me 8-) Oltre ai luoghi da visitare, Yun Hee suggerisce di prendere un volo fino a Fort Lauderdale e noleggiare un’auto per andare dall’aeroporto a Miami (circa mezz’ora di viaggio), in modo da poterci spostare più liberamente anche in seguito. Seguiamo i suoi consigli e troviamo anche un albergo in ottima posizione – sull’Ocean Drive a South Beach – ad un prezzo niente male. Alla fine spunta anche un itinerario di visita di South Beach che sembra fatta apposta per noi.

Ci incontriamo così all’aeroporto di Fort Lauderdale nel tardo pomeriggio di venerdì. Noleggiamo l’auto e arriviamo a Miami senza intoppi, riusciamo persino a parcheggiare davanti all’albergo :!: . Il tempo di sistemarci e poi andiamo a mangiare un ottimo pescespada alla griglia, accompagnato da pesce fritto e insalata mista. Subito dopo segue l’obbligata “vasca” su Ocean Drive, che si conclude in un locale che fa capire subito che siamo arrivati nel posto giusto 8-) Viva la Florida!

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Qualche giorno fa siamo venuti a sapere che nel giro di qualche settimana la presidenza del dipartimento avrebbe condotto una serie di ispezioni alle varie strutture della facoltà. L’occasione è stata colta al volo per indire una pulizia straordinaria del laboratorio che, pur non essendo in condizioni disastrose, avrebbe indubbiamente tratto giovamento da una sistemata generale.

Dopo esserci procurati tutta l’attrezzatura necessaria, ci troviamo tutti all’orario stabilito nel laboratorio. C’è qualche incertezza iniziale sulla suddivisione dei compiti. La questione viene rapidamente e democraticamente risolta da uno dei responsabili del laboratorio: « Allora, le donne puliscono il frigorifero e forni a microonde ». Lo stessa persona prima di andar via aggiunge : « Ah, dimenticavo. La cena di stasera vi viene rimborsata dal dipartimento per il lavoro svolto ».

Rinvigoriti dall’idea della cena, i membri del CReWMaN si mettono all’opera. Con qualche preoccupazione da parte del sottoscritto – « Ma sei sicura di poter sopravvivere dopo aver messo le mani in quell’affare [indicando il frigorifero]!? », « Figurati, una mamma può fare questo ed altro! ». Ma il risultato è incoraggiante: tutte le scrivanie e i posti in comune sono in ordine e puliti; gli oggetti inutili e i rottami sono spariti. Per non parlare dei forni a microonde e del frigorifero.

I labmate decidono di andare a cena da Bethany, un ristorante cinese che si trova vicino al campus. Non essendo un grande esperto di cucina cinese, faccio ordinare da una delle mie colleghe un piatto di noodles. Mi devono anche spiegare come usare le bacchette. Riesco perlomeno ad evitare di gettare cibo addosso alla gente che si trova nei tavoli vicini.

Oltre ad essere un ristorante, Bethany è anche una boba tea house. Dove il boba tea è un tipo di té – nato a Taiwan ma diffusa in tutto il sudest asiatico – al latte o alla frutta, in diverse varianti. Ma la caratteristica fondamentale del boba tea sta nelle tapioca balls, ovvero delle palline (o perle) di tapioca che vengono aggiunte alla bevanda e succhiate con la cannuccia. Peccato non avessero il boba tea antani;)

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Curiosità culinarie.
« Che prepari per cena? »
« Mah, niente di particolare, una pasta… »
« Ah la pasta! Ma è vero che per vedere se gli spaghetti sono cotti basta tirarli contro il muro? »
:shock:
« Cosa!? »
« Sì, l’ho visto fare in televisione… »
« No guarda, non è il modo giusto per vedere se la pasta è pronta… »

Invece sembra che la tecnica del lancio degli spaghetti al muro sia molto diffusa negli Stati Uniti:

Yes, this really does work! You can test pasta for doneness by throwing a piece of it at the wall. If it sticks, it’s done! Of course, you could also taste it to test for doneness, but that wouldn’t be as dramatic. Try this test when you have guests, and tell them that all the greatest pasta chefs do it this way. They’ll be very impressed.

Tant’è vero che il sito americano della Barilla – nella sezione dedicata a sfatare i falsi miti su come cucinare la pasta – ci tiene a precisare quanto segue:

The only thing that throwing pasta on a wall does is create a mess! Cut the pasta with a knife or fork, or bite it. Pasta, the authentic Italian way, should be slightly chewy with a very small white dot at the core.

Beh, se lo dice un marchio che produce un enriched macaroni product, non c’è che fidarsi… ;)

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Assistere alle elezioni americane ha un fascino particolare. Prima di tutto perché si tratta di un appuntamento politico molto importante. Ma soprattutto l’evento diventa ancora più interessante se ci si trova negli Stati Uniti venendo da un altro paese. Il tutto perché si vive la vicenda dall’esterno. Non si hanno le aspettative degli americani, e si tende ad avere una visione meno pragmatica e più idealizzata. Forse per questo quasi tutta l’Europa tifa Obama.

Per l’occasione io, Giacomo e Samuele siamo stati invitati da Natasha a casa del suo amico Adam che organizza un election party. Troviamo un numeroso gruppo di persone, molti di loro appassionati di fumetti e console. Nella casa ci sono alcune librerie piene di anime e manga. Su una parete c’è una serie di console Sony e Nintendo, tra cui il NES con tanto di pistola e Duck Hunt. Sembra anche che il padrone di casa abbia conosciuto la sua ragazza ad una manifestazione di cosplay.

Ci sediamo per assistere ai risultati elettorali. Alla vigilia regnava l’incertezza: molti stati erano in bilico, tutto era possibile. Gli exit-poll hanno già dato qualche indicazione. Man mano che lo spoglio va avanti, la situazione diventa sempre più chiara. Obama se la gioca.  Obama è in vantaggio. Obama ha vinto.

L’incoronazione del nuovo presidente avviene per mano dello sfidante Mc Cain, che è il primo a parlare. Il suo è un discorso di resa. Ma pieno di orgoglio e di convinzione per quello che è stato fatto. Nessun tono polemico, solo le congratulazioni all’avversario e la speranza di raggiungere obiettivi comuni. Certo, assistere ad un tale evento dal Texas fa un certo effetto…

Poco dopo è il momento del presidente. Che è davvero un grande oratore. Un discorso indubbiamente affascinante e ricco di spunti. Emozionante. Storico.

That’s the true genius of America: that America can change. Our union can be perfected. What we’ve already achieved gives us hope for what we can and must achieve tomorrow.

Emblematica la parte in cui viene citata Ann Nixon Cooper. Il resto è un crescendo di aspettative e successi, scandite dal famoso slogan “Yes, we can”.

Nel pieno dell’ubriacatura post-elettorale non c’è niente di meglio che giocare a Rockband 2, con tanto di formazione al completo. Quello che serve prima di congedarsi. E per concludere il giorno in cui per la prima volta gli Stati Uniti hanno eletto un presidente di colore.

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Sono passati solo pochi giorni da Halloween e già i negozi hanno cambiato allestimento, passando dalle zucche agli addobbi natalizi in men che non si dica. Anche uno dei più grandi centri commerciali di Arlington, Parks Mall, non è da meno, sfoggiando un enorme albero di Natale proprio davanti a Victoria’s Secret.

Il centro commerciale è enorme e si sviluppa su due piani. C’è un po’ di tutto, dai negozi al cinema alla pista di pattinaggio su ghiaccio. C’è anche una giostra per bambini. Non poteva mancare un’ampia area ricca di fast food, tra cui vale la pena menzionare Sonic e Auntie Anne’s Pretzels.

Per quanto riguarda i negozi mi limito a segnalarne due in particolare. Il primo è Texas Treasures, dove trovare indispensabili souvenir texani come la bandiera del Texas o gli immancabili cappelli da cowboy, oltre a più improbabili oggetti tipo le cacche bovine :shock: Il secondo è Lids, un negozio che vende cappellini di tutti i tipi, in particolare quelli delle varie squadre di basket, football e baseball.

Per quanto riguarda il cinema, dentro Parks Mall c’è il multisala AMC dove il giovedì c’è anche lo sconto studenti. La comodità dei cinema americani è indubbia, e si possono comodamente gustare bevande e altre amenità come si vede in Super Size Me. Sono andato una volta da AMC, ed ho visto il film Religulous. Non esattamente il genere di film più apprezzato dai Texani… ;)

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Qualche giorno fa è arrivato Samuele, un amico di Giacomo che si trovava di passaggio nel continente americano. Sono anche convinto che nell’occasione è stata raggiunta la massima concentrazione di italiani ad Arlington. Tutto questo senza considerare i due cani di Natasha, Dolce e Presto. Che sono due levrieri italiani, e quindi non potevano che avere un nome italiano. Sono molto carini, hanno uno un pelo fantastico. Non credevo nemmeno che esistesse una razza del genere.

Ieri sera Giacomo propone a Samuele un giro turistico a downtown Fort Worth. Dato che non ci sono mai stato, mi aggrego con piacere. Ci fa da guida Natasha. Apro una piccola parentesi sul termine downtown. In pratica, sarebbe quello che noi intendiamo con centro città, che in molti casi è un distretto finanziario con un gran numero di grattacieli. Per contrasto, esiste anche il termine uptown, con cui si indica una zona residenziale o anche un quartiere alla moda.

Partiamo subito dopo cena. Infatti l’orario migliore per visitare downtown Fort Worth è dopo il tramonto, quando si accendono le luci degli edifici. Il paesaggio è suggestivo, e non mancano strutture architettoniche di pregio. Una di queste è la Bass Hall, che è una struttura in grado di ospitare opera, musical e concerti. Molto bella anche la Tarrant County Courthouse, ovvero il tribunale di una delle contee nell’area metropolitana di Dallas/Fort Worth.

Come forse qualcuno sospetterà, downtown Fort Worth è anche una delle principali location delle riprese di Walker Texas Ranger, soprattutto per quanto riguarda la Tarrant County Courthouse. Purtroppo non ho avuto la fortuna di incontrare il mitico ranger, né ho potuto assistere dal vivo alle riprese. Nelle quali, con ogni probabilità, avrebbe fatto sfoggio del suo poderoso calcio rotante.

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Da buon italiano, non ho avuto mai particolare interesse per Halloween. Addirittura i festeggiamenti fatti in Italia mi sono sempre sembrati fuori luogo, perché li vedevo come qualcosa di “importato”, di estraneo alla cultura e al folklore italiano. Essendo però negli Stati Uniti, ero curioso di vedere lo spirito della festa e l’atmosfera che ci sono qui. Quindi ho iniziato a vedere gli eventi a cui partecipare.

Tra le varie possibilità, l’International Student Inc. (ISI) aveva in programma la partecipazione ad un Fall Festival organizzato da una chiesa di Fort Worth. Per certi versi si trattava di un Halloween non proprio convenzionale, in quanto piuttosto che mascherarci avremmo dovuto dare una mano agli organizzatori dell’evento. A cui si stimava una partecipazione di oltre 5000 persone.

Decido di partecipare, insieme ad altri amici conosciuti proprio a ISI – tra cui Jung, Emily, Vanessa e Dan. Partiamo alla volta di Fort Worth, dove si trova il Fall Fest. Quando arriviamo ci rendiamo conto che l’evento è proprio organizzato in grande stile: l’area è molto spaziosa, ci sono un sacco di attrazioni e giochi, oltre alla struttura per la cena. Altissima la partecipazione, con numerose famiglie con bambini al seguito. Tutti rigorosamente mascherati.

Veniamo divisi in gruppi, e per il nostro turno c’è ancora da aspettare. Cogliamo l’occasione per andare in giro nell’area del festival, dove assistiamo ad una esibizione di cheerleader e svariati lanci di caramelle dal palco. Ne approfittiamo anche per cenare. Ha suscitato subito l’interesse di molti la coscia di tacchino, veramente enorme. E che ha richiesto numerosi sforzi per essere sbranata, in vero stile cavernicolo o animale feroce. Giusto quello che serve prima di metterci all’opera.

Vengo assegnato come supporto al gioco Romo Challenge, che consiste nel tirare la palla da football in uno degli pneumatici appesi ad una struttura di metallo. Il mio compito è – molto banalmente – raccogliere le palle da football e consegnarle ai partecipanti. Fortunatamente non è richiesta nessuna conoscenza del football americano, le cui regole mi sono tuttora oscure. Nella mia ignoranza non sapevo nemmeno che il gioco prende il nome dal famosissimo quarterback della squadra di casa – tale Tony Romo – che qui è osannato più di Francesco Totti nella Capitale.

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Qualche giorno fa mi è stata girata una mail con oggetto ACM Halloween game night.

Hi all,

Trick or treat?? :-)

You are invited to ACM’s Halloween game night this Thursday (10.30.08) in Nedderman Hall room 105 from 8pm to 12am. You may wear your costume; first place winner (in the costume contest) will receive a prize.

We have Mario Kart Wii on the big screen, various board games, and music!!! You are welcome to bring your own games.

Also, we are serving limited free food and drinks. Members get food++

Come and join the fun if you dare!!! If you have additional questions and comments regarding the event, please feel free to contact me by email or come by the ACM office (NH 219) during open office hours.

Happy early Halloween.

Non potevo non partecipare. Purtroppo non sono riuscito ad andarci vestito da Super Mario, come mi hanno saggiamente suggerito. Arrivo un po’ tardi – verso le dieci – ma c’è ancora gente. Entro nella stanza e trovo il preannunciato megaschermo con Wii e tre persone che giocano a Mario Kart Wii. Sui banchi, giochi da tavolo assortiti e diverse persone che sembrano spassarsela un sacco. Tra cui l’organizzatrice della serata. Tra l’altro sembra che nel campus ci siano anche altre iniziative simili.

Colgo l’occasione per avvicinare la prima persona che capita, presentandomi in grande stile. « Hi, my name is Mario, and I come from Italy ». Avessi avuto il costume avrei esclamato senza esitazioni l’inevitabile « It’s-a me! Mario! ». Dopo aver rotto il ghiaccio, vado subito verso la postazione Mario Kart con un ghigno del tipo « Ora gli faccio vedere io »…

Tra le persone che giocano c’è anche una ragazza. Tsk, una ragazza. Eppure sembra brava. Tra l’altro usa il controller del Gamecube, come i veri professionisti. Mi metto a studiare i miei possibili avversari. Dopo un po’ uno dei giocatori mi cede il posto. Afferro il Wiimote (oltre all’immancabile Nunchuck) ed inizio a giocare.

Beh, all’inizio non faccio delle grandi gare. Sembro un po’ arrugginito. Finisco spesso fuori dalla pista, il che significa dire addio ai primi posti con certezza quasi matematica. Dopo un po’ miglioro. Penso « Dai che ora li metto sotto ». E invece no. La tipa conduce delle gare impeccabili che la vedono sempre finire al primo posto. Nonostante i miei sforzi non riesco nemmeno ad avvicinarla. Tanto che dopo qualche torneo, forse non appagata dalla concorrenza, si defila lasciando il posto ad un altro.

A quel punto inizio ad arrivare praticamente sempre primo, finché gli altri giocatori non si ritirano. Allora non sono proprio così scarso, anche se questo non può cancellare la sconfitta di prima. Cavolo, da una ragazza! Che abbia trovato un degno avversario!? Mi piacerebbe avere una rivincita…

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Ieri io, Giacomo e Natasha siamo andati ad un concerto qui ad Arlington. L’evento è ospitato dal Levitt Pavilion Arlington, che organizza una serie di concerti gratuiti all’aperto. Il posto è non molto distante dal campus, precisamente si tratta della Founders Plaza che viene descritta come “the heart of Downtown Arlington“.

Ospite della serata un gruppo celtic rock, i Killdares. Sorprendentemente, i membri dei Killdares non sono irlandesi. Infatti la band è formata da musicisti provenienti da diverse parti degli Stati Uniti, che si sono poi stabiliti nel Texas. I Killdares non sono proprio degli sconosciuti, tanto che hanno suonato anche alla House of Blues di Dallas.

Anche se arriviati in ritardo, riusciamo comunque a goderci lo spettacolo. C’è un sacco di gente, tanto che per trovare posto ci dobbiamo spostare nelle retrovie. I Killdares sono proprio bravi, e il tipo di musica non è male. Nell’occasione ho scoperto che cornamusa in inglese si dice bagpipe(s).

Peccato che la stagione si chiuda a fine mese. Non resta che attendere la primavera per la nuova serie di concerti.

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