Il cielo blu di Potosì

Potosì - Panorama

Nel post precedente vi avevo lasciato in suspence (ehhh… :) ) per la sorte dei nostri bagagli. Insomma è mattina presto, sono circa le 6.30 quando arriviamo al terminal terrestre di Potosì, siamo intontiti per il lungo viaggio e il poco sonno, infreddoliti e affaticati per l’altitudine (Potosì si trova a 4000mt) e completamente smarriti perchè i nostri zainoni non erano sul pullman. Prima di richiudere la porta dietro di sè, il ragazzino che svolgeva le funzioni di mozzo ci urla che la ricevuta di consegna dei bagagli che abbiamo tra le mani è di un’altra compagnia, la Eldorado, e che avremmo dovuto chiedere a loro. Il panico ci assale… i nostri bagagli forse sono su un altro pullman!! :shock:  Mini-buses queue in PotosìIniziamo a correre da una parte all’altra del terminal in cerca della Eldorado… alla fine troviamo due ragazze con una cartellina in mano che sembrano lavorare al terminal: ci rassicurano un pochino dicendo che i bagagli che non vengono ritirati vengono consegnati ad un ufficio preposto del terminal, ma ora è troppo presto… avrebbe aperto più tardi. Continuiamo ad aggirarci per il terminal: nonostante l’ora del mattino, il posto brulica di gente che trasporta pacchi giganteschi sulla schiena, come sempre avvolti nei classici tessuti dai colori saturi. All’improvviso vediamo passare un pulman con una grossa scritta Eldorado sui finchi… la speranza si accende in noi e cominciamo a corrergli dietro fino al parcheggio. Scende un ragazzetto che va ad aprire il bagagliaio: “El bus viene desde La Paz?”, “Sì señor!”. Come il portellone viene aperto, cade uno zainone per terra… è il miooo!!! :D Che sollievo! Anche quello di Elisabetta si trova lì… siamo felicissimi e cominciamo a capire cosa è successo a La Paz: abbiamo consegnato i bagagli alla baracchetta sbagliata, quella a fianco alla nostra, che aveva per fortuna un pullman diretto a Potosì che partiva poco dopo il nostro.

Prendiamo un taxi e andiamo in cerca di una sistemazione. Chiacchieriamo un po’ col tassista della situazione politica e sociale della Bolivia: c’è molta tensione perchè il 10 Agosto ci sarà un referendum revocatorìo indetto dalle province autonomiste appoggiate dai capitalisti per revocare il mandato di Evo Morales, il primo presidente indio. Dopo aver girato qualche ostello, troviamo un posticino carino chiamato La compania de Jesus, un’antica sede di una confraternita oggi trasformata in ostello. Come al solito di riscaldamento neanche l’ombra e l’acqua che la proprietaria chiama caliente è prodotta facendo scaldare l’acqua al sole dentro grossi serbatoi neri. È così calda che non esce dal rubinetto perchè è congelata nei tubi!! :shock: Dobbiamo abbandonare l’idea di farci una doccia che lavi via la stanchezza della notte…

Frozen fountainUsciamo per le fredde vie coloniali di Potosì: è ancora presto e non ci sono molte persone in giro. Fa un freddo tremendo e abbiamo conferma della rigida temperatura quando vediamo l’acqua di una fontana (nella foto a destra) completamente ghiacciata. Il tassista ci aveva avvertito dicendoci che i cittadini di Potosì vengono presi in giro dagli altri boliviani perché tutte le attività aprono tardi proprio perchè fa troppo freddo. L’aria gelida ci sveglia e il cielo così profondamente blu ci ripaga delle fatiche della notte.

Potosì è una cittadina in stile prettamente coloniale, capoluogo dell’omonimo dipartimento e considerata una delle città più alte del mondo. Fu fondata dagli spagnoli nel 1546 come città mineraria: sorge infatti ai piedi del Cerro Rico, un monte ricco (da cui il nome) di giacimenti d’argento e perforato da chilometri di gallerie. È da queste miniere che derivava quasi tutto l’argento spagnolo, dal sudore e spesso dal sangue degli indios usati come schiavi. Si stima che siano morti sino ad oggi più di 8 milioni di persone solamente per i crolli… senza contare quindi i morti per silicosi, avvelenamento da mercurio e malattie affini! :shock: Sono molto pubblicizzate le visite alle miniere (consigliate anche dalla Lonely Planet), ma onestamente di andare a fare i ricchi turisti in mezzo alla gente che lavora e che rischia la vita tutti i giorni, che scava ancora con pala e piccone alla ricerca di qualche venuzza d’argento in una miniera ormai esaurita da più di un secolo, non ce la siamo proprio sentita! Per avere una minima idea guardate il trailer qui sotto del documentario The Devil’s Miner sui bambini minatori girato proprio in queste miniere.

Ma Potosì fa anche parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e ha molto altro da offrire: belle palazzine coloniali dai colori saturi e i balconi di legno, chiese e monasteri, musei. Tra i posti più belli segnaliamo la Casa Nacional de Moneda, la zecca, costruita nel XVIII sec. dove venivano coniate le monete che prendevano il nome di potosis. Uno dei pezzi forti del museo è costituito da un laminatoio in legno del ‘700 che serviva ad assottigliare i lingotti d’argento fino a farli diventare una lamina dello spessore di una moneta; è stato fabbricato in Europa, trasportato in nave fino in Argentina e via terra fino a Potosì.

Da segnalare sono anche i musei del Convento de San Francisco e del Convento de Santa Teresa. Del primo è favoloso il mirador, la visita sul tetto della chiesa che offre panorami stupendi (vedi la prima foto del post), del secondo è interessante scoprire in che modo vivessero le giovani suore di clausura, cresciute nella prospettiva e costrette a prendere i voti a soli 15 anni solo perché secondo genite di nobili famiglie.

Rimaniamo a Potosì due giorni, sufficienti a visitare le migliori attrattive della città. La notte è davvero difficile dormire: ci siamo sistemati coi sacchi a pelo sotto 20 cm di coperte… in questo modo non sentiamo freddo, ma respirare è una lotta… l’altitudine e il peso delle coperte sul petto rende ogni respiro una fatica immonda… ora capisco cosa deve provare un asmatico! :shock: La seconda mattina conosciamo l’unica coppia di Italiani che vedremo in tutta la Bolivia, per il resto invasa da un sacco di francesi… deve essere proprio una moda per loro!!

La mattina del terzo giorno impacchettiamo tutti i bagagli e ci dirigiamo in taxi verso la stazione dei treni, vicino alla quale partono i bus per Uyuni… la nostra prossima tappa… la nostra prossima odissea.

Mirror Puzzle

 

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