Salar de Uyuni: il bianco nulla - 1a parte
Passo i nostri zaini a Javier, l’autista/guida che ci porterà a visitare nei prossimi tre giorni il Salar de Uyuni e la riserva Avaroa incastonati nel sud della Bolivia tra Chile e Argentina. E’ abarbicato sul tetto della sua grande Land Rover a sistemare i bagagli, impachettandoli dentro un telo di plastica per impedire che la sabbia si insinui dappertutto. Saremo in otto: Javier e la moglie Evelina (che ci farà da cucinera), Fabian e Marianne (due ragazzi francesi in viaggio da tre mesi con l’obiettivo di stare via un anno), Gabriele e Adelina (lui un medico italiano che vive da 15 anni in Brasile, lei una ragazzina brasiliana diciannovenne) e naturalemente Elisabetta ed io.
Il tour di tre giorni prevede la visita dell’Altopiano Meridionale toccando Salar de Uyuni, laghi andini e riserva naturale Edoardo Avaroa, il tutto condito da vulcani, fenicotteri e venti gelidi. La prima tappa è al Cemeterio de Trenes, il cimitero dei treni; sostanzialmente si tratta di una discarica, anche se molto suggestiva, di vecchie locomotive a vapore.
La successiva tappa è a Colchani, minuscolo villaggio ai confini del salar, famoso più che altro per il mercato artigianale dove vengono venduti piccoli manufatti in sale. Qui ci imbattiamo in una partita di calcio tra due squadre locali: ci impressiona vedere come questi ragazzi a più di 3600 mt d’altitudine riescano a correre in quel modo mentre noi abbiamo il fiatone per aver camminato un pochino.
Dopo qualche compera al mercatino alla bancarella di una gentile vecchina con la bombetta, risaliamo sulla jeep e ci avventuriamo finalmente sul salar. 12000 Kmq di distesa bianca e abbagliante. Ma sotto i nostri piedi non c’è solo “volgarissimo” sale Na+Cl-, ma anche la più grande riserva mondiale di litio: si stima infatti che nel salar de Uyuni sia contenuto un terzo della riserva mondiale di questo prezioso elemento. La cosa però non è del tutto positiva: il presidente Evo Morales per ora tiene il salar al sicuro dallo sfruttamento industriale, avendo istituito una riserva naturale e vincolato l’intera regione, ma per quanto durerà? Per un paese povero economicamente parlando, ma ricco di risorse naturali come la Bolivia, questo giacimento potrebbe rappresentare una fonte di ricchezza incredibile, ma ci sono da mettere in conto le multinazionali che sfrutterebbero il Paese come hanno fatto fino ad oggi aiutate dalla corruzione endemica. La questione è complessa e spero di cuore che quell’angolo di mondo così stupefacente non venga trasformato dallo sfruttamento massiccio.
Il tour continua. La prima sosta è all’albergo di sale, una struttura nata come ostello in mezzo al salar ed
oggi trasformato in museo per sculture di sale perchè non rispettava le norme ecologiche imposte dalla riserva naturale. Dopo un breve giretto ci dirigiamo alla Isla de los pescadores, un’isola nel mezzo del salar completamente ricoperta di cactus millenari enormi. Alcuni dei cactus hanno perfino più di 2000 anni, cresciuti qui in mezzo al bianco nulla indisturbati per tutto questo tempo. La roccia di cui è fatta l’isola è molto particolare e ricorda quelle dei fondali marini: infatti il salar altro non è che un immenso lago salato preistorico che si è prosciugato per evaporazione. La vista dalla sommità dell’isola è pazzesca: fatta eccezione per i monti che spuntano dall’orizzonte, non si vede altro che abbagliante sale in ogni direzione. Dopo un giretto dell’isola, ritorniamo al fuori strada, dove Evelina ha preparato un magnifico pranzetto a base di carne e quinoa, un cereale tipico. Abbiamo così occasione di conoscere un po’ meglio i nostri compagni di viaggio che per fortuna si rivelano essere delle persone veramente simpatiche e tranquille. Siamo a metà giornata e le cose da raccontare sono ancora molte… quindi al prossimo post!
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- Titolo:
- Salar de Uyuni: il bianco nulla - 1a parte
- Autore:
- gianluca
- Pubblicato il:
- 05.01.09 / 6pm
- Categorie:
- Bolivia, Sudamerica
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