Il deserto dell’Atacama: il luogo più arido del mondo

cactus door

Ci troviamo al posto di confine boliviano situato nei pressi della laguna verde alle pendici del vulcano Licancabùr. Si tratta di una casupola sperduta in mezzo alle Ande dove due ufficiali timbrano i passaporti e raccolgono i visti dei turisti in uscita dal Paese. Ci attende all’uscita una visione quasi mistica: un pulmino nuovo di zecca parcheggiato su una lingua di asfalto nero posato di recente. Civiltà!! Dopo giorni passati allo stato brado sballonzolando sulle piste pietrose, un po’ di riposo per la schiena fa proprio piacere! Si parte con destinazione San Pedro de Atacama, rilassatissima cittadina cilena situata nel mezzo di un altro tra i posti più inospitali della terra: il deserto dell’Atacama.

San Pedro de AtacamaEspletate le formalità al posto di frontiera cileno, ci mettiamo in cerca di un alberghetto, possibilmente con doccia. Mentre camminiamo curvi sotto il peso dello zainone ci accorgiamo che, mentre noi siamo ancora imbacuccati da capo a piedi con vestiti pesantissimi, calzamaglie e giubottoni, le persone che ci circondano sono tutte in calzoncini corti e maglietta!! Finalmente un po’ di caldo!! Sfortunatamente cominciano anche le brutte sorprese: i prezzi sono decisamente più alti che in Bolivia e direi quasi in linea con quelli europei. Alla fine ci accontentiamo di una stanza doppia non troppo bella, ma con un bagno decente.

San Pedro è un paesino che in parte sembra uscito da un film di Zorro: le strade sono in terra battuta, lo stile imperante è quello coloniale e la rilassatezza che si respira fa molto siesta. Ci sono molti turisti, compresi molti italiani, ad affollare questa cittadina sorprendentemente cool e piena di bei localini tenuti molto bene. Ci innamoriamo velocemente del favoloso Pisco Sour, un cocktail a base di un liquore tipico, la cui paternità è contesa fra Cile e Perù, e ne buttiamo giù diversi, felici di aver ritrovato un po’ di civiltà, ma anche un po’ tristi per la bella avventura nel salar ormai terminata.

Il nostro ristorante preferito

Dopo un giorno di completo relax, riposo e “restauro” delle nostre persone, ci segniamo presso una delle innumerevoli agenzie di turismo ad un tour di una giornata volto alla scoperta delle bellezze naturalistiche

Il deserto dell'Atacama della zona, anche se un po’ temiamo il paragone col Salar de Uyuni. Il deserto dell’Atacama è tra i luoghi più aridi della terra: la massima quantità di pioggia registrata nell’arco di un anno è stata di ben 3mm e addirittura è passato un periodo di 40 anni senza che nemmeno una goccia d’acqua precipitasse dal cielo. Persino l’acqua presente nel sottosuolo, proveniente dalle cime Andine, è inutilizzabile perchè ricca di arsenico. Per strappare qualche ettaro al deserto è stata piantata una barriera di una specie particolare di alberi intorno a San Pedro, in grado di fermare la sabbia spazzata dal vento. Usciti da questa barriera in effetti il paesaggio muta radicalmente: non c’è più traccia nemmeno di un arbusto rinsecchito e si vede solo un vasta pianura ricoperta di sassi a perdita d’occhio. L’assenza pressoché totale di piogge ha inoltre permesso di conservare le tracce di uno dei caminos de los incas, sentieri che univano la periferia dell’impero con il suo centro nevralgico, Cuzcos.

Lacuna Miscanti

Il tour prevede la visita di due bellissime lacunas altiplanicas (Miscanti e Miñiques) che prendono il nome dai due vulcani sovrastanti. Mentre ci aggiriamo sulle rive dei laghetti riusciamo inaspettatamente ad avvistare un gruppo di bellissime vicuñas e uno zorro, una volpe andina, a distanza molto ravvicinata. Insomma… nulla da invidiare a quello che abbiamo visto in Bolivia!

Zorro - Andean fox

L’ultima tappa del tour prevede una sosta al Salar de Atacama, la terza distesa di sale per estensione dopo Salt Lake e il Salar de Uyuni. La formazione di questo lago di sale è però completamente diversa: non si è formato infatti per evaporazione di un preesistente bacino d’acqua, bensì dalle acque sotteranee provenienti dalle Ande che qui emergono ed evaporano. Essendo una zona altamente vulcanica, l’acqua è ricca di sali e minerali vari (gli stessi che causano le strane colorazioni dei laghi boliviani) che rimangono sul terreno una volta che l’acqua stessa è evaporata. Il salar, a differenza di quello di Uyuni, non è una distesa piatta e bianca, ma è caratterizzato da una superficie completamente irregolare, “ruvida” e marroncina. Qui il confronto sicuramente non esiste, anche se la bellezza della catena andina sullo sfondo mozza veramente il fiato!! :)

Salar de Atacama

La pacchia è finita, domani si riparte alla volta del Perù. Recuperiamo i panni portati in una lavanderia che ce li fa pagare a peso :shock: , ci gustiamo l’ultima cena in un bel ristorantino e sorseggiamo un buon Pisco Sour. Ci aspetta un lunghissimo viaggio in pullman di più di 1200km che ci porterà ad Arequipa, nel sud del Perù, passando per le città di Arica e Tacna. L’unica nota positiva è che i pullman cileni sono veramente superiori rispetto a quelli boliviani, con tanto di hostess, tv, bagno e partita di bingo! :shock: Si, partita di bingo con in palio un biglietto gratis per il ritorno :D

L’ultima osservazione che voglio fare è sui prezzi. Nei tre giorni passati in Cile abbiamo speso quasi 2/3 di quanto abbiamo speso in 10 giorni in Bolivia. Questo rende l’idea di quanto sia enormemente più basso il costo della vita dall’altra parte delle Ande e di quanto invece sia più ricca l’economia cilena, i cui costi per il soggiorno sono del tutto paragonabili a quelli europei.

 

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