Tanto per chiarire quanto sta accadendo: dal 2009 al 2013 il finanziamento ordinario delle università italiane verrà tagliato per un ammontare di 1441.5 milioni di €; quasi contemporaneamente, dal 2009 al 2015, per l’Expo di Milano saranno spesi 1486 milioni di €. Questa non è una stima fatta ad occhiometro, bensì ciò che prevede la legge finanziaria di quest’anno. Ecco di seguito i due pezzi salienti, ma consiglio di leggere l’intera legge.

tremonti.jpg

Giulio Tremonti, ministro dell'economia

Articolo 14, comma 1:

Per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015 in attuazione dell’adempimento degli obblighi internazionali assunti dal governo italiano nei confronti del Bureau International des Expositions (BIE) e’ autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2009, 45 milioni di euro per l’anno 2010, 59 milioni di euro per l’anno 2011, 223 milioni di euro per l’anno 2012, 564 milioni di euro per l’anno 2013, 445 milioni di euro per l’anno 2014 e 120 milioni di euro per l’anno 2015.

Dall’articolo 66, comma 13:

[...] In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

Quando, putacaso, una casa sta crollando, nel bel mezzo del crollo solo un pazzo resterebbe a spolverare i vasi e lucidare l’argenteria. La domanda è: a cosa e a chi serve l’Expo, soprattutto quando – oggi è così, figuriamoci nel 2015 – la visione dei prodotti da vendere passa sempre più da internet? Forse gli sponsor ufficiali?

In economia e finanza io sarò una schiappa, non v’è dubbio, ma per lo meno ho il ritegno di non mettermi a istigare alla violenza contro chi la pensa diversamente da me e scende in piazza con bandierine, tamburelli, striscioni e la maledetta voglia di non farsi togliere quel po’ di cultura che ancora sopravvive nonostante le idiozie costantemente propinate fra tv e giornali. E se si rinunciasse all’Expo, cosa accadrebbe? Si può fare? Di certo a qualcuno son venute in mente idee su stop ben più faraonici:

La crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla di una nuova Bretton Woods per scrivere nuove regole e di sospendere i mercati per il tempo necessario per formulare queste nuove regole. Tra le varie ipotesi avanzate c’è anche questa, ma per ora non c’è nulla di concreto. Certamente la soluzione non può essere né nazionale né europea, ma globale. Va presa nelle istituzioni mondiali. (Silvio Berlusconi, 10 Ottobre 2008)