Immaginate solo per un attimo di stare vivendo davvero nel 2008. Fatto? Bene, ora pensate a come sarebbe bello, finalmente proiettati nel 21° secolo, quello vero, senza dover più parlare dei soliti noti: Licio Gelli, Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Muammar Gheddafi, Francesco Cossiga, ecc. Invece eccoci punto e a capo. Il profeta semi-divinizzato del comunismo ebbe a dire che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Ok, sarà pure così, ma perché qui non ci stiamo divertendo?
Su La Stampa intitolano: “Così Bettino salvò Gheddafi“. Leggendo si scopre che l’attuale capo della diplomazia libica Abdel-Rahman Shalgam, ambasciatore a Roma in un intorno del 1986, davanti ad una platea di politici e imprenditori (e davanti al figlio del Gheddafi famoso) si è messo a raccontare di come
Craxi e Andreotti avvertirono Tripoli che gli Stati Uniti stavano per lanciare un raid contro la Libia, nell’aprile del 1986, salvando la vita al colonnello Gheddafi. [...] “Due giorni prima dell’aggressione Craxi mi mandò un amico comune italiano per dirmi: «Attenti, il 14 o il 15 aprile ci sarà un raid americano contro di voi»”. In quell’occasione, ha aggiunto il ministro libico, gli Stati Uniti utilizzarono la base di Lampedusa, «ma contro la volontà del governo italiano, perché Roma era contraria all’uso dei cieli e dei mari nazionali per l’aggressione».
Perfetto, bene, acqua passata, gli storici e/o i nostalgici e/o i curiosi e/o i reazionari saranno contenti di conoscere una verità (?) che viene a galla su questa storia recente. Ma la domanda è: perché mai raccontare ciò? Si legga dall’ultimo capoverso dell’articolo, che riporto:
Sembra passato un secolo, da allora. Gheddafi ha ripudiato il terrorismo, la Libia è stata cancellata dalla lista degli «Stati canaglia» messa a punto da Washington, il trattato di amicizia firmato il 30 agosto da Berlusconi e Gheddafi a Bengasi ha chiuso il periodo del colonialismo con reciproca soddisfazione. Al convegno di ieri il ministro degli Esteri Frattini ha confermato che l’Italia è pronta ad accogliere Gheddafi «come un amico». E ha ribadito che Roma considera la Libia «un Paese affidabile e un partner eccezionale», garantendo la ratifica «in tempi brevi» del trattato da parte del Parlamento. «Le nostre relazioni sono entrate in una fase nuova», ha confermato Saif El-Islam Gheddafi: «Oggi è possibile realizzare cose prima impensabili», come le forme di cooperazione militare previste dall’articolo 20 del Trattato.
Cooperazione militare?! Bene, magnifico, tutti amici, evviva. Ma sta accadendo qualcosa che dovremmo sapere o no? E di quale convegno con partecipazione del ministro Frattini si parla? Almeno a quest’ultima domanda so rispondere, illuminato da un altro bel titolone, stavolta da APCOM: “Borsa/Libici a caccia di investimenti, gli obiettivi nel mirino“. Caccia? Mirino? Nell’articolo si dice che
Saif al-Islam Gheddafi, figlio del leader libico, ha confermato che il fondo sovrano libico “è in trattativa con Telecom Italia. La nostra gente sta parlando con Telecom, penso che stiano discutendo di un investimento nel capitale”. Telecom, ma non solo. Dopo essere saliti nelle scorse settimane al 4,9% del capitale di Unicredit, i fondi libici stanno pensando anche ad altri investimenti, anche perché i prezzi più a sconto di adesso non potrebbero essere. [...] Le voci di Borsa fanno i nomi di Terna e Impregilo, che si aggiungono a Telecom, Eni e Generali, di cui si parla ormai da parecchie settimane.
Telecom, Unicredit, Terna, Impregilo, Eni, Generali, … Magari la crisi finanziaria in Italia verrà così attutita, ovattata, ammorbidita e infine (perché porre limiti alla impalpabile provvidenza?) anche smaltita. Strano mescolio fra passato e futuro. I soliti noti spuntano anche sotto forma di società pro-profit al suono del cui nome – senza nulla togliere al rumore che fanno le armi - tremano le vene dei polsi. Però è normale, diamine, siamo sì nel 2008, ma i fucili hanno ancora quel fastidioso comportamento chiamato rinculo. Niente di strano se fra un accordo e l’altro l’Italia fa dei saltelli all’indietro.
