A fine Ottobre è andata in onda la fiction in due puntate sulla vita di Einstein. Ho fatto delle domande – via email – al curatore scientifico della fiction, Gino Isidori. Ecco di seguito le mie domande (un po’ cretine, me ne rendo conto) e poi le sue risposte.
1) Preliminarmente, anche per consentire di mettere le mani avanti, sarei curioso di sapere in generale: quanto peso ha il parere di un consulente scientifico nella produzione di una fiction o di un film, almeno in Rai, almeno negli ultimi tempi?
Per me questa è stata la prima volta come consulente scientifico per una fiction/film, quindi non posso fare una casistica generale. Ma è chiaro che il ruolo del consulente scientifico in una produzione di questo tipo (che non e’ un programma di divulgazione scientifica) è molto limitato. In passato mi è capitato di fare delle consulenze in programmi di divulgazione scientifica. In quel caso ovviamente la situazione e’ molto differente.
2) Questo peso come è stato usato nel caso particolare della fiction su Albert Einstein? A quali errori è stato necessario porre rimedio nella sceneggiatura? E perche’ questi (eventuali) errori accadono: si tratta di noncuranza [pare che la regista, Liliana Cavani, abbia addirittura dichiarato che Einstein fosse laureato in filosofia], di scelte mirate, o di altro ancora?
Il mio ruolo si è limitato a: i) fornire un quadro generale del profilo scientifico di Einstein, e dell’ambiente scientifico in cui lavorava, prima che la sceneggiatura fosse pronta; ii) correggere/aiutare a rendere piu’ credibili alcuni dialoghi che avevano un contenuto scientifico, a sceneggiatura ultimata. Devo dire che Liliana Cavani ha dimostrato un notevole interesse nel cercare di capire il personaggio, anche dal punto di vista scientifico. Se non è emerso mi dispiace, ma posso assicurarvi che il tentativo di capire a fondo il personaggio c’è stato senz’altro.
Il problema è che il progetto di questa fiction era quello di mostrare il lato umano di E (fra l’altro in modo credibile, ma non necessariamente veritiero). Non c’e’ stata acluna noncuranza, semplicemente si è volutamente cercato di rendere ogni dialogo di facile comprensione anche ai non esperti. Cio’ ha comportato molti compromessi nei (pochi) casi in cui i dialoghi vertevano su argomenti scientifici. Sebbene capisco la delusione di chi avrebbe apprezzato un maggiore rigore, e sopratutto un maggiore approfondimento, riguardo agli aspetti scientifici del personaggio, non ritengo che siano stati commessi errori grossolani nell’ottica di cui sopra. Qualche cosetta minore e’ scappata… ma nulla di serio.
3) Da una fiction non si puo’ certo pretendere di imparare cio’ per cui servirebbero ore ed ore di lezioni di fisica e matematica. Tuttavia in molti si sono chiesti come mai, purtroppo, in tale fiction si sia passati dallo
spiegare per grandi linee allo spiegare sbagliato. Ad esempio sembra passare l’idea che Einstein abbia scoperto la velocita’ della luce. Come mai questa ed altre sviste, come ad esempio [se non ricordo male, non ho una registrazione] che una persona in moto veloce viva piu’ a lungo?
A me non sembra affatto che sia passato il messaggio che Einstein abbia misurato la velocità della luce. Sulla questione della dilatazione dei tempi, di nuovo si è cercato un compromesso fra il rigore ed un messaggio che fosse comprensibile a tutti. Nota che ad E piaceva molto cercare paragoni semplici che illustrassero le sue idee anche a chi sapeva poco o nulla di fisica. Se leggete le lettere che ha scritto ai bambini delle scuole, nel secondo dopoguerra, troverete diversi esempi elementari/poco rigorosi, ma efficaci. Questa stategia è stata adottata un po’ in tutti i dialoghi della fiction, anche se è chiaro che E. non si rivolgeva in questo modo a Mileva o ai suoi colleghi.
4) Parlando dell’uomo Einstein, a molti e’ piaciuto il tentativo di farne vedere il lato non scientifico, quello che alcuni definiscono come piu’ umano. Ma davvero non c’e’ umanita’, e fors’anche umanesimo, nella scienza? Come si possono separare certi aspetti della vita di un uomo, che non dev’essere per forza Albert Einstein, senza iperesemplificare tutto fino quasi ai livelli di una soapopera?
Sono perfettamente daccordo che non sia possibile separare gli aspetti cosiddetti “umani” da quelli scientifici in un personaggio come Einstein. La fiction non ha cercato di far cio’, anche se forse ha indugiato troppo (sopratutto nella prima parte) nel mostrare solo il lato “sentimentale” di E in una fase della vita in cui invece la scienza era tutto per lui. Il problema è che è molto difficile riuscire a rappresentare la vita di uno scienziato senza entrare nel dettaglio della sua ricerca. Nella seconda parte, quando gli aspetti umani si intrecciavano non solo con quelli scientifici, ma anche con vicende storico/politiche, il compito era piu’ semplice e infatti ritengo che sia la parte venuta meglio.
Quello che personalmente dispiace un po’ è che forse c’è stato un po’ troppo “timore” che un maggior approfondimento degli aspetti scientifici risultasse noioso. Io non la penso cosi, ma d’altronde non ero lo sceneggiatore… Scenografia a parte, la regia secondo me è stata ottima, e anche l’interpretazione di E (anche se purtroppo un po’ rovinata dal doppiaggio). Trovo che le scene in cui E cerca disperatamente di metter insieme i suoi appunti siano un raro esempio in cui un film riesce a comunicare (in modo fantasioso, ma non troppo) lo stato d’animo di un fisico che fa ricerca.
5) Altro motivo di critiche e’ stato l’aver posto in modo quasi random le citazioni piu’ famose. Ad esempio che senso ha avuto inserire una frase quale “Dio non gioca a dadi” senza aver neppure accennato alla disputa in corso sulla realta’ fisica? Resta il fatto che una fiction del genere risulta comunque piu’ educativa di molta tv spazzatura passata in contemporanea su altre reti… Ma non c’e’ la sensazione di essere partiti da un’idea brillante per poi trasformarla in storia da copertina patinata?
Si, su questo sono daccordo: alcune citazioni erano a sproposito. Cosi’ come alcuni aspetti un po’ da soap-opera nella prima parte, o anche il continuo uso del flash-back. Ma forse i giudizi critici sono stati accentuati dalla forte aspettativa che si aveva per l’opera, che nel complesso ha molti lati positivi. Non ultimo quello di rendere piu’ umano un personaggio che e’ stato troppo spesso mitizzato.
6) Un cruccio personale, ma anche di tante altre persone: oltre a frasi fuori posto come quella sul Dio non-giocatore di dadi, come mai riguardo alla religione l’Albert Einstein della Cavani sembra quel chierichetto creazionista che in realtà proprio non era? Non bastava [e mi rifaccio anche alla domanda 2)] che gli
sceneggiatori leggessero anche solo uno dei tanti libri divulgativi sul rapporto dell’illustre scienziato con le religioni rivelate (ebraismo compreso)?
Anche qui: io non ho avuto questa impressione. Ma forse sono biased dall’avere discusso a lungo con Liliana Cavani, di cui si puo’ dir tutto tranne che sia superficiale/convenzionale riguardo al rapporto con la religione.
[Ringrazio sentitamente Gino Isidori per le sue risposte. E mi scuso con lui per essermi mostrato come il rompiscatole che sono!]
