Si è inceppato, la testina rimane sempre su quel solco. Il canto che ne esce è sempre e solo quello:
I valori che mi hanno sempre ispirato sono stati Dio, Patria e famiglia.
A parlare non è un grammofono degli anni ’30 con la voce di Benito Mussolini. A dire queste cose – nel 2008, per dio! – è nientepopodimeno che un ministro della Repubblica Italiana. La soubrette che a Berlusconi riconosce come unico difetto quello di essersi tinto i capelli (ma perché, sono tinti? mica me n’ero accorto…), colei che si trova a capo del Ministero per le pari Opportunità, la donna su cui il senatore Guzzanti avrebbe molto da ridire, eccocela in salsa fascista a ricordarci quanto il nostro Paese, la nostra Patria, sia retrogrado/a. Grazie, grazie davvero, ora posso dormire sogni più tranquilli la notte. Anche se c’è questo grammofono che continua a gracchiare e…
… e … ma che diamine! Volete abbassare?! No, no, pure quello… Ora ci si rimette pure Marcello Pera. Ma non era stato finalmente piazzato nel dimenticatoio mediatico dopo le figuracce fatteci fare – a noi italiani con gli occhi sul futuro e non sul proprio naso – con la storia delle radici cristiane dell’Europa?
Europa che al cristianesimo deve ritornare «se vuole davvero unificarsi in qualcosa che assomigli ad una nazione, una comunità morale»
Certo che deve tornare proprio facile appartenere al movimento TeoCon in Italia, con degli esempi di questo altissimo profilo. Per non parlare delle n-esime parole di pace e dialogo che il papa-re (già perché di un re – o dittatore, o imperatore – si parla quando l’articolo 1 della Legge Fondamentale del tuo Stato ti assegna tutti i poteri) ha pure messo per iscritto rivolgendosi all’ateo credente di cui sopra:
Particolarmente significativa è per me anche la Sua analisi dei concetti di dialogo interreligioso e interculturale. Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo. Mentre su quest’ultima un vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede, occorre affrontare nel confronto pubblico le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari.
Insomma, non si possono usare le parentesi. No, non si fanno concessioni. Al limite si continua a parlare del sesso degli angeli (a proposito di angeli, ma l‘Eva 01 che sesso ha?). Tanto ci sarà sempre qualche testina che finirà in quel solco. E il grammofono va, suona allegro la marcia funebre della nostra Patria, l’inno all’oscurantismo dell’invisibile dio (lettera piccola, non si tratta di nome proprio o titolo onorifico o luogo geografico o acronimo), quello di cui in famiglia (qui la lettera minuscola c’era già…) ti dicono un sacco di boiate. Mica te lo dicono che se dai una lieve spinta alla testina quella poi la smette di insistere su quella lagna e magari va avanti!
