Beh, dovevamo aspettarcelo. Non poteva che finire così, dopo l’apertura degli archivi segreti del Kgb e della Stasi che per mezzo secolo hanno coperto le vergogne inconfessabili del socialismo reale. Per la Cia occorrerà attendere l’elezione di Barack Obama, ma è questione di settimane. Al contrario Luigi Santambrogio è un libro aperto e magari potrebbe tenere per sé certe cose invece di solleticare il riso degli inusuali lettori di Libero. Il 23 Ottobre egli ne ha deliziato il senso dell’humor con il gustoso articolo I milioni della ricerca? Sciolti in un gelato.

Ciuffo.jpg

Ricerca e informazione, che pasticcio

L’articolo è accessibile online solo previo registrazione, ma per fortuna c’è stato chi ha bypassato per noi questo passo verso la vera verità rivelata. Riporto gli scorci salienti di questa che è una panoramica di quel tipo di giornalismo maccheronico che neppure il migliore romanzo distopico meriterebbe.

Rappresentano l’intera comunità scientifica mondiale, i migliori cervelli esistenti sulla Terra, il tesoro immenso che vale più di Fort Knox, la sola chance, diciamolo, che abbiamo per avere a disposizione ancora un futuro. Insomma, stiamo parlando del Cern, il laboratorio grande come un aeroporto scavato nella pancia ginevrina.  Lì fanno esperimenti terribili, ma questo già lo sapevamo. I migliori scienziati del mondo stanno cercando nientemeno che la particella di Dio (in termine tecnico: il bosone di Higgs) con aggeggi infernali e a rischio, dicono, di innescare il Big Bang che metterà fine al mondo.

Ecco, già dall’incipit si capisce che o il signor Santambrogio suppone di scrivere per bambini delle elementari, oppure proprio non gli importa di mal celare  l’ignoranza dietro l’ironia. Ignoranza nel senso che ignora, ovviamente, il termine tecnico è importante! Dopo un raccapricciante sfottò contro i cervelloni e non riferendosi mica a qualche trasmissione televisiva,  eccolo arrivare al dunque, o al quasi.

Comunque, la notizia non è questa: il magnifico strabilio consiste invece negli stucchini da rinfresco serviti a scienziati e rappresentanti dei governi durante la cerimonia di inaugurazione del super-collisore, nome in codice Lhc (Large hadron collider).
Repubblica la racconta così: buffet di cucina molecolare, cioè la fisica e la chimica a servizio della gastronomia. Prosit. Me scendiamo nel dettaglio: la cronaca dell’inviata è puntuale e ci fa rivivere quegli storici momenti. Ci pare di sentire l’oohhhh prolungato, i gridolini di stupore e meraviglia dei profani governanti davanti ai tavoli strabordanti di salatini, babà, madeleine, gelati all’azoto e vino di sintesi, usciti caldi caldi o freschi freschi dalle provette di quei dottor Stranamore. Improvvisati chef della molecola cotta a fuoco lento o con un pizzico di salsa di elettroni. Quanto basta e comunque, quest’ultima, da aggiungere alla fine, appena appena scottata.

Et voilà, ecco trasformata una nota di colore in un… in un… ma che cos’è? Sarebbe questa la notizia?  O sarebbe la non-notizia a fare notizia? Andiamo avanti, magari il dottor Stranamore del giornalismo ci illuminerà (o ci farà brillare).

[...] Lo chef molecolare, laurea alla Normale di Pisa, 55 master al Mit (Massachusetts Institute of Technology) e uno al Matt (Matti A Tutto Tondo), tira fuori dal taschino la lavagnetta e comincia a spiegare: «Usando le leggi che regolano la struttura della materia abbiamo preparato queste madeleine: mantengono la forma anche immerse in un liquido per un’ora e mezzo». Cioè, hanno aspirato il 40% di aria, rendendoli croccanti anche dopo il lungo bagno nello zabaione. [...] Urca, che invenzione. [...] Eh già, sono belle soddisfazioni: li abbiamo fatti studiare per decenni, questi geni della fisica, abbiamo investito milioni, ma i risultati si vedono. Babà e cavatelli, come li cucinano al Cern Restaurant di Ginevra, cento piani sotto, non li fa nessuno. Grazie all’inviata di Repubblica, sappiamo anche dove finiscono i 70-80 milioni che l’Italia ogni anno versa al Centro svizzero, il 12% dei finanziamenti complessivi e come passano il loro preziosissimo tempo i 600 fisici dell’Istituto di fisica nucleare prestati alle cucine del Centro ginevrino.

A parte il tirare fuori dal taschino una lavagnetta, a parte il fatto di aver investito milioni portando come esempio un laureato alla Scuola Normale di Pisa di cui poi annuncia 55 master al Mit (possibile?) e su cui scherza (simpaticone!) dandogli del Matt… A parte tutte queste emerite panzanate, dicevo, ecco dove voleva condurci costui: i soldi investiti dall’Italia nel Cern servono a pagare 600 fisici per passare il loro preziosissimo tempo davanti ai fornelli. Sherlock Holmes vomiterebbe se Watson giungesse ad una simile conclusione. Ma nella redazione di Libero sono forse abituati a simili minestroni.  Riporto la degnissima chiusura non adatta ai deboli di stomaco:

Eppure, tra loro, c’è anche chi ha la faccia (tostatura naturale stavolta, non molecolare) di protestare contro i tagli della ministra Gelmini. L’inviata di Repubblica lo scova nella sala di raffreddamento di Lhc, «il posto», precisa, «più gelido dell’universo». Sarà forse anche per questo motivo, che lo scienziato italiano ha un po’ le idee rigide e cerca riparo nell’acqua calda dei suoi concetti. «Nel buco nero il governo sta gettando la fisica italiana», sentenzia. Buco nero 80 miliardi l’anno? Ma che dice. Va bene che il professorino vive a cento metri sotto terra, ma quei soldi ci sembrano un tantino esagerati anche per un buffet molecolare. Già perché, l’acceleratore, lungo 27 chilometri e costato 6 miliardi di euro, per ora non ne vuole sapere di ripartire: se ne parlerà a primavera inoltrata.
Va beh, se il Big Bang è rinviato tra sei mesi, ce ne faremo una ragione. Quel che preoccupano sono i miracolosi savoiardi super crok a bagno nello zabaione: a fine marzo saranno tutti ammosciati.
E adesso chi glielo dice alla Gelmini?