La vita è fatta di priorità. Chi governa una città, una regione, una nazione, questo lo sa benissimo e dalle sue priorità ne deriva spesso il giudizio degli altri cittadini, o almeno così dovrebbe essere, o almeno io la penso così. Si prenda il neo presidente statunitense, Barack Obama. Le sue priorità in campo economico spaziano dal rilancio dell’industria automobilistica, agli investimenti nelle infrastrutture, passando per gli sgravi fiscali alla classe media, con un occhio di riguardo verso l’emergenza immobiliaristica degli USA, ecc.

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Berlusconi e il nucleare

Fra le altre priorità, ce ne sono due che secondo me demarcano chiaramente la grande differenza con la cultura politica italiana. Una è che

Il programma [sull'emergenza case] prevede poi sanzioni più severe per brocker e istituti finanziari poco trasparenti.

La seconda riguarda invece il piano energetico:

Il programma democratico prevede, entro il 2050, di ridurre le emissioni di gas serra dell’80% rispetto ai livelli del 1990. Per realizzare questo obiettivo sono previste tasse sugli extra profitti delle compagnie petrolifere e un piano da 150 miliardi di dollari di sussidi per biocarburanti ed etanolo. Sul nucleare Obama è contrario alla costruzioni di nuove centrali senza che prima non sia risolto il problema dello stoccaggio delle scorie.

L’aumento delle sanzioni da infliggere a broker e istituti finanziari scorretti fa venire ancora in mente la (vergognosa) depenalizzazione dei reati finanziari e aministrativi che qui in Italia significa impunità: si veda la legge 205/1999 e quella che vi si è ricollegata poco dopo, la 507/1999, e così via… Riguardo invece al reparto energetico, un recente decreto legge simpaticamente chiamato Ddl sviluppo, l’attuale governo intende porre

le basi per il rilancio dell’utilizzo nel nostro Paese dell’energia nucleare: al Governo viene affidata una delega per individuare, entro il 30 giugno 2009, gli impianti di produzione elettrica nucleare. Inoltre viene istituita la nuova Agenzia per la sicurezza nucleare.

Finanziando la produzione di biocarburanti ed etanolo gli USA contribuiranno molto probabilmente ad accentuare l’attuale trend di aumento dei prezzi del cibo, a livello mondiale. Tuttavia la loro esperienza in fatto di nucleare ed il fatto di non voler procedere alla costruzioni di altre centrali dovrebbero come minimo farci riflettere sulle populistiche scelte del nostro governo. Populistiche, sì, perché le centrali nucleari non si costruiscono dall’oggi al domani (questo Scajola l’ha detto), perché l’uranio e la “messa in sicurezza” delle scorie costano (stiamo ancora pagando lo smaltimento delle nostre centrali dismesse), perché le alternative se già non ci sono stanno arrivando, e perché energia nucleare non è segno di civiltà come vorrebbe darci a bere il ministro Scajola.

Ma niente paura, semmai qualcuno dovesse avere dei dubbi e magari volesse pure dimostrarli, che so, magari tentando di impedire che la prima pietra di una nuova centrale venga posta proprio dietro casa sua, allora il governo non sembra disdegnare metodi molto convincenti per far desistere gli agitatori: l’uso della forza, così come promesso per coloro che non vogliono la che la Tav deturpi il territorio, così come promesso per gli studenti in protesta, così come promesso per chi non voleva le discariche accanto ai campi in cui la pastorizia e l’agricoltura ancora sopravvivono, ecc.

Niente paura, dicevo, perché la paura è solo quella che affligge chi non si informa, chi non ha cultura, chi non legge… Per fortuna che esiste ancora la stampa libera, quella che ci dà notizie non pilotate, quella super partes, quella che lavorerebbe anche gratuitamente pur di trasmettere la verità… Quella non politicizzata, ecco.

Un emendamento dell’ultima ora ha, infine, salvato i contributi 2008 per i giornali di partito e di opinione. Sono, però, escluse dalle sovvenzioni indirette le aziende editoriali che distribuiscono utlili.