Ce l’ho più grande io. No, non è vero, c’è l’ho io quello più grande! Macché, il mio è anche più buono. Insomma, sarà, ma il mio è più potente. Ma che ti inventi, se il mio è addirittura onnipotente! … Ragazzi ragazzi, non litigate: domani torniamo al negozio di giocattoli e restituiamo questi robottoni, che tanto vi servono solo a litigare … Ma mamma, no, dai, noi giochiamo! … Mi piacerebbe che si trattasse di ragazzini coscienti – per quanto possano lasciarsi trasportare – dei loro limiti.
Invece ecco quello che dobbiamo sorbirci dal canuto signore in gonnella con smanie di grandeur: Papa, affrontare tema morte e vita eterna, no a superstizioni. No a superstizioni? Da quale pulpito giunge la predica.
“E’ necessario anche oggi evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna, realtà particolarmente soggette a credenze superstiziose e a sincretismi, perché la verità cristiana non rischi di mischiarsi con mitologie di vario genere” [...] “non essere tristi come gli altri che non hanno speranza“
La realtà della morte mi pare ben documentata, ma quella della vita eterna più che realtà ha tutti i tratti caratteristici di superstizione e sincretismo:
- superstizione: atteggiamento irrazionale, dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce a cause occulte o a influenze soprannaturali avvenimenti, spec. negativi, spiegabili con cause naturali e conoscibili;
- sincretismo: fusione di dottrine religiose o filosofiche di origine diversa in un nuovo sistema religioso o filosofico.
Questo andare e tornare dal regno dei morti ha antecedenti ben più famosi del tipo chiamato Yeshua (nome d’arte Gesù), come ad esempio nei miti e racconti greci e mediorientali, per non parlare delle divinità egizie, ecc. Ma soprattutto, chi lo dice che la speranza dev’essere riposta solo nell’al di là? Di questa nostra vita siamo sicuri, ci siamo, la vediamo, siamo qui a ragionarci su, dell’altra invece non possiamo far altro che fidarci e, fidandoci, affidarci. in tal caso affidarci ad un guazzabuglio di racconti tenuto assieme con lo sputo, ovviamente ben mondati in un libello dai contenuti al quanto faziosi: il catechismo della Chiesa Cattolica.
Un esempio, sintomatico e palese, dovrebbe far quanto meno riflettere. Si tratta del 2° comandamento, il famoso Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio: ebbene, la grossolana semplificazione catechistica mostrerebbe un ché di marcio se solo si conoscesse (e pochissimi cosiddetti cattolici lo conoscono) ciò che sta scritto nei cosiddetti testi sacri, e cioè
Non avrai altro Dio fuori di me. Non ti fare nessuna scultura, né immagine delle cose che splendono su nel cielo, o sono sulla terra, o nelle acque sotto la terra. Non adorar tali cose, né servir loro, perché Io, il Signore Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri nei figli fino alla terza o quarta generazione di coloro che Mi odiano; ma uso clemenza fino alla millesima generazione verso coloro che Mi amano e osservano i Miei Comandamenti (Esodo 20, vecchie Edizioni Paoline)
Da notare che delle poche cose lasciate pronunciare direttamente dall’eccellentissimo, gli evangelizzatori si siano messi pure a storpiarle, non celandole, ma sostituendole con formulette tanto semplici quanto svianti. Oltre a pretendere il monoteismo, coscienti che altre divinità aleggiano oltre a quella tetragrammatica ebraica nelle fantasie degli umani, chiunque abbia scritto queste cose voleva anche evitare la cosiddetta idolatria. L’adorazione delle immagini, delle statue, ecc., era difatti vietata nel cristianesimo prima che questo assumesse a Roma e dintorni l’assetto societario di una multinazionale, con tanto di fidelizzazione della clientela, jingle pubblicitarî, consigli di amministrazione, supermanager della finanza e designer per la pubblicità. Il brand ha avuto successo, non c’è che dire, ma da qui alla possibile monopolizzazione del mercato manca il raggiungimento di due target: 1) l’eliminazione della concorrenza e 2) l’ignoranza completa della clientela. Niente paura, l’alacre lavorio svolto in tal senso presto o tardi darà i suoi frutti, altro che mela!
