Quello che riporto, tratto dal libro Il vangelo delle streghe, è un antico incantesimo della notte, legato al mito di Diana ed Endimione. In quanto amante della notte, sensibile agli istinti del basso ventre e da sempre innamorato del chiaror di luna, non potevo non rimanere affascinato da questo testo:

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Diana ed Endimione (Pier Francesco Mola)

“C’è un silenzio pericoloso in quell’ora
una pace che lascia spazio all’anima
per aprirsi del tutto, senza la forza
di un pieno controllo di sé;
la luce argentata che santifica alberi e fiori,
spargendo su tutto bellezza e profonda dolcezza,
si diffonde fino ai cuori, e su essi getta
un amabile languore che non è riposo.”

Per i greci antichi estasi e divinità erano probabilmente un tutt’uno, passionale, segreto e proibito. Nell’immagine che ho scelto per questo post, l’artista ha dipinto il delicato soggetto tratto dai Dialoghi degli dei, in cui il pastore Endimione ottiene da Giove l’eterna giovinezza, ma in cambio viene immerso in un sonno senza fine. Ogni notte la luna, identificata addirittura fino quasi a fine 1800 e.v. con Diana (conosciuta prima dei romani come Artemide, sorella di Apollo e dea della natura), innamoratasi di lui, lo va a trovare.

Sensualità e passioni. Il mito vuole anche che – non a caso – vi sia un cane a giacere assieme al protagonista maschile: infatti tradizione vuole (voleva) che degli innamorati separati dalle famiglie potessero invocare la dea affinché trasformasse la donna in cane e potesse in tal modo recarsi dall’amato, di notte, per poi rientrare in casa ancora indisturbata. La dea della notte, delle passioni e della natura – oltre che della caccia – si trova dunque qui raffigurata sotto forma di cane da caccia. Poi purtroppo i molti seguaci di Diana ebbero distrutti o rimpiazzati i loro luoghi di culto e furono perseguitati, in particolar modo le donne, accusate di stregoneria e … ma questa è un’altra (purtroppo) storia.