Un paio di recenti articoli comparsi su Scientific American mi hanno colpito. Vedo da un lato ciò che è la natura delle cose, dall’altro la fantasia al lavoro. Non c’è bisogno di essere poeti per profondere fantasia. O bellezza. O musicalità … Comunque i due articoli sono:

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Modello di DNA a 3 eliche (Jean-Francois Podevin)

Nel primo articolo, dopo aver ricordato che il “DNA stores information that is transcribed into RNA, which then serves as a template for producing a protein” e che le proteine, “in turn, serve as important structural elements in tissues and, as enzymes, are the cell’s workhorses“, spiega come alcuni scienziati desiderino sintetizzare della vita aliena. Questo intenderebbero farlo (e probabilmente già gli OGM per definizione lo sono) producendo tale peptidic nucleic acid (PNA) che mima le caratteristiche di immagazzinamento dati del DNA, ma con l’aggiunta di una “backbone” simile a quella delle proteine.

Per farne cosa? Ovvio, quasi banale direi… (scherzo): per farne delle medicine che agiscano su specifici tratti del DNA dei non-alieni, per così dire, il nostro ad esempio, in modo da inibirne o attivarne l’espressione. Questo ed altri utilizzi, ovviamente, possono essere sviluppati, o quanto meno esistono persone che provano a farlo. Lo so, lo so, certe cose fanno paura… Nessuno sa i possibili risvolti negativi di questo studio. Probabilmente fra non molto – se già non esistesse – basterà andare al cinema per scoprirli in un film fanta-horror di serie B.

A pensarci bene, nessuno sa neppure gli altri risvolti positivi. Il punto sta qui: ogni volta che una nuova tecnologia viene studiata, la sua applicazione ancora non è ben conosciuta. Altro che libero arbitrio. Albert Einstein ebbe a scrivere sul libero arbitrio:

Honestly I cannot understand what people mean when they talk about the freedom of
the human will. I have a feeling, for instance, that I will something or other; but what
relation this has with freedom I cannot understand at all. I feel that I will to light my
pipe and I do it; but how can I connect that up with the idea of freedom? What is
behind the act of willing to light the pipe? Another act of willing? Schopenhauer once
said: “Man can do what he wills but he cannot will what he wills.”

A parte la splendida pippa mentale, il fatto che resta è che volenti o nolenti a noi e solo a noi spetta decidere cosa ne faremo di qualsiasi mezzo, sia esso naturale o artificiale. Il secondo articolo riguarda la circoncisione. Argomento senz’altro meno fantastico, ma non certo meno importante. Soprattutto mi ha colpito leggere che “Although researchers now agree that its removal [del prepuzio] is a proved method to reduce HIV spread in heterosexual men, the picture for homosexual men remains a bit foggy.” Insomma, non si sa bene il perché, ma gli omosessuali pare abbiano un maggior rischio di contrarre questo retrovirus.

Venendo al cuore dell’articolo: perché mai eliminare quella parte di pelle che in realtà sta lì a proteggere la sconosciuta estremità? “Normally, the skin provides a thick protective barrier stemming from keratin [...]. But on the inner surface of the foreskin [foreskin = prepuzio], the keratin layer is much thinner, resembling the inner lining of the mouth or eyelid more than the palm of the hand.” Tuttavia negli uomini circoncisi “the foreskin covers and protects the tip of the penis, paradoxically making the skin there more delicate and prone to microscopic abrasions. These tiny injuries promote inflammation [...] allowing the virus to come into closer contact with target immune cells.

La natura delle cose. Chi sa cosa ne direbbe Lucrezio… E chi sa cosa ci riserva il futuro. Chi sa se le persone accetteranno in futuro (perché nel passato e nel presente la cosa non mi pare essere troppo felicemente accaduta) la loro natura: fatta di corpo e mente assieme, di malattie e miglioramenti, di fantasia e realtà incancellabile. Se pensassimo al fatto che siamo animali, per quanto intelligenti (?) e socievoli (?) e razionali (?), se se ne rendessero tutti conto, quanto sarebbe più facile convivere e – forse – usare la scienza solo per il bene (qualunque cosa sia il “bene”).