Piccolo test: ho comprato in un negozio una racchetta da ping-pong ed una pallina, in tutto ho speso 1€ e 10 centesimi e so che la racchetta costa 1€ in più della pallina. Quanto costa la pallina? Facile vero? Bene, allora vi dico giusto una o due cosette su uno splendido libro che ho letto nel mio ultimo viaggio in treno (e chi mi conosce sa quanto siano lunghi i miei viaggi in treno e quanto mi piaccia leggere) e da cui ho ripreso questo piccolo test. “L’atomo sociale“, del fisico statunitense Mark Buchanan, è dal mio punto di vista il perfetto esempio di ciò che dovrebbe fare la divulgazione scientifica.
Tralasciando però di tessere qui le lodi del libro, vi starete chiedendo cosa c’entri il test proposto con gli atomi, cosa c’entrino gli atomi con il sociale e, magari, cosa voglia saperne un fisico del sociale… cattivoni! Per farla ultrasemplice, vi basti pensare che grazie ai computer è stata rivoluzionata la fisica della materia. Si possono infatti simulare sistemi fatti da moltissime particelle (atomi o molecole) “in the hope of understanding the properties of assemblies of molecules in terms of their structure and the microscopic interactions between them“. Il passaggio dalla fisica ed i suoi strumenti al mondo umano non è così difficile: basta chiamare “atomi” le persone, modellizzarli in modi talora ipersemplificati eppure efficacissimi, così che simulandone l’interazione non si fa altro che riprodurre alcune leggi che vigono nelle società reali.
Nel libro Buchanan tratta ovviamente di economia, spiegandoci fra l’altro perché quella tradizionale fallisca miseramente. Parla di segregazione razziale. Spiega quanto sia facile per gli esseri umani farsi infinocchiare con la prestidigidazione delle statistiche. Ovviamente parla di scienza. Fornisce moltissimi spunti, ma soprattutto tratta dell’essere umano, l’atomo, e ne individua alcuni aspetti fondamentali per modellizzarlo, quali ad esempio il suo essere adattivo, l’essere imitatore e la sua natura cooperativa.
Già soltanto nella prefazione si dimostra come l’odio razziale non sia condizione necessaria affinché in una società vi sia segregazione razziale. Sarebbero tuttavia centinaia gli esempi da riportare; uno dei messaggi che proviene dal libro è quello di “ragionare per strutture“, il non limitarsi a guardare ai singoli, ai particolari, ma di cogliere ciò che è importante per capire davvero cosa accade a quel mescolìo eterogeneo chiamato umanità.
Insomma, non so descriverlo tanto è vasto nella portata delle idee e spunti che dà (ed è inoltre davvero scorrevole!), però questo libro riesce in quello in cui pochi libri riescono: insegnare qualcosa. Fra l’altro a me è capitato di leggerlo in seguito ad un libro di antropologia dell’ormai ottuagenario Desmond Morris, così che in due sol bocconi mi si è spalancato lo stomaco per poter meglio digerire la mole di stuzzicherie mentali che mai mi sarei aspettato di trovare fra un treno e l’altro. Accettare i fenomeni sociali come naturali prodotti della natura umana è solo un primo passo da compiere nell’ardua impresa di sradicare l’ignoranza ancora imperante nel nostro mondo e credo che libri come questo aiutino come pochi altri. Allora, questa pallina, quanto costa?

