Il caso Englaro prende i giornali(sti) italiani e non solo. Le Matin Blue intitola nella prima pagina di oggi “Le calvaire d’Eluana proche de la fin, malgré Berlusconi” e nel corpo dell’articolo si dice – fra le altre cose – che “Silvio Berlusconi tente d’empêcher son décès en faisant valoir le «droit à la vie». A l’instar du pape Benoît XVI.” Tutto molto, molto interessante. Molti ne parlano, molti ne scrivono, molti ci si arrabbiano e così via. Queste cose mi stanno a cuore. Stanno a cuore a moltissime persone, si sa… Appunto!
Io per primo mi ci infervoro su queste faccende, ma guardando con occhio distaccato alla situazione due punti ben distinti emergono sul piano della cronaca italiana:
- a Berlusconi e compagnia frega di Eluana nella misura in cui questo fa loro conservare il voto di elettori in stato vegetativo permanente (la base del loro elettorato);
- a Berlusconi e Company frega del caso Englaro fintanto che questo aiuta a non far parlare troppo i giornalisti della crisi economica ed altre faccende non meno pressanti.
Ad esempio, vi ricordate voi di quanto fosse simpatica e bella, nonché curiosa la corrispondenza fra i soldi tolti alle università e forniti invece alla realizzazione dell’Expo di Milano? Capita che passi – ovviamente – in sordina la news per cui ancora non partano i lavori che già questi si trovano in commissariamento! Piccolo esempio, certo, ma sintomatico di quel che accade e che sempre è accaduto sotto qualsiasi governo di tali (basse) levature: si tenta di far focalizzare l’opinione pubblica su fatti di portata più o meno ristretta (sia chiaro! nulla voglio togliere alla gravità della situazione nel caso passasse la legge abolisci-diritti del nostro caro nano d’Europa, oltre alla gravità già assunta per le persone coinvolte in questa ed in faccende simili).
L’Istat (che pure è un organo governativo) dice che l’ecosistema sta nella merda fino alla sommità del cappello e, voilà, invece di parlare dello sfruttamento industriale di territorio e aria magari si parla di usare l’esercito per salvaguardare le donne. In Francia, in Giappone ed altri paesi le centrali nucleari risultano essere non proprio questo fiore all’occhiello come si vorrebbe e, qui da noi, si torna a paventare la panacea nucleare. Le previsioni della Borsa ci fanno vedere un quadro nerissimo ed il nostro voluttuoso macho ci fa vergognare dicendo di Obama che è abbronzato. In Abruzzo addirittura parla delle indagini di Mani Pulite come della fine di 50 anni di progresso, per poi dover ancora subire tali e tante altre castronerie che – ne converrete – non se ne può non scrivere e parlare.Eccomi dunque, anch’io, a scriverne e parlarne. Eccomi a cercare di ricordare che non esistono solo gli zuccherini di “simpatia” che il buffone di corte (nonché regnante) tira fuori per far sorridere gli astanti. Eccomi a sperare che qualcosa si muova, che il liquido non sia ormai troppo pregno di zucchero da non riuscire a scorrere, a fluire. Mi ritrovo come quello che, sapendo di non contare un emerito piciu, magari lo si vede incazzato col mondo e pieno di sorrisi amari. Altro che zollette di zucchero. In questo mondo parallelo ed esausto in cui mi sforzo di non guardare solo il dito che indica la Luna, non mi resta che trovare le parole per dire quel che sento e sperare di non doverlo più sentire. Parole dal moto lento.

