«La dimensione religiosa non è una sovrastruttura. Essa è parte integrante della persona, sin dalla primissima infanzia; è apertura fondamentale all’alterità e al mistero che presiede ogni relazione ed ogni incontro tra gli esseri umani. La dimensione religiosa rende l’uomo più uomo».

Piccoli plagiati crescono

Piccoli plagiati crescono

Visto che c’era, Ratzinger avrebbe potuto dire che “è parte integrante della persona, sin dal concepimento”, no? Il fatto che l’uomo sia più sé stesso, grammaticamente e logicamente ha ben poco senso, ma suona magnificente in un discorso fatto per ribadire vere delle mere convinzioni personali. Come al solito però, questi discorsi pseudo-filosofici (o fuffo-sprematuratici), vanno fatti con l’unico scopo di indorare la pillola amara: nel caso particolare, si tratta della beneamata ora di religione nelle scuole pubbliche italiane. Di religione cattolica, a stregua di religione di Stato, s’intende.

“Sin dalla primissima infanzia”… Dà da pensare, nevvero? Nel libro fatto da una raccolta di saggi di Bertrand Russell, Perché non sono cristiano, il famoso matematico fa notare – fra le altre cose – come debba darci da pensare il fatto che probabilmente un bambino nato in un Paese a maggioranza cattolica si dirà cattolico, se invece nato in uno a maggioranza animista si dirà animista, se invece a maggioranza ebraica sarà ebreo, e così via.

I preti nostrani si dicono portatori della parola amore, eppure ecco parole di Russell, questo cattivone, che l’esaltano senza condizioni:

«Quando morirò, sarò niente di niente e nulla di me sopravviverà. Non sono più giovane e amo la vita. Ma mi rifiuto di vivere tremando di terrore al pensiero del nulla, la felicità non è meno vera perché deve finire, nè il pensiero e l’amore perdono il loro valore perché non sono immortali.»

Un esercito di impiegati pubblici, pagati dalle tasse di tutti, si impegna quotidianamente per avvicinare i bambini al pensiero (unico, gerarchizzato, dogmatico e tristemente arretrato) della chiesa cattolica italiana. Gli insegnanti di religione non sono mostri, sono persone. Però sono persone che lavorano in un pubblico impiego scelti dal porporato di turno, non dalla sbandierata meritocrazia né da un comunissimo concorso (punto 4 del D.P.R. 16 dicembre 1985, n. 751).

«[...] l’altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina è il segno del valore insostituibile che essa riveste nel percorso formativo e un indice degli elevati livelli di qualità che ha raggiunto.»

Questa la solita struttura propagandistico-pubblicitaria emanata dal capo e portavoce della Religio S.p.A. made in Italy. Guai a dire che meno persone scelgono di utilizzare un certo prodotto: il marketing vincente vieta tali ammissioni. Ma si sa: sono “alterità” e “mistero” a presiedere “ogni relazione ed ogni incontro tra gli esseri umani”, qualsiasi carognata queste parole nascondano.

Nota del 27 Aprile: intanto in Germania