Spesso mi viene chiesto come vedano l’Italia all’estero, dove per estero basta un’oretta dal confine. Una delle prime cose che mi vengono in mente è Berlusconi. Lo so che non sembra giusto, né adeguato, identificare un’intera nazione con una persona, è riduttivo: fatto sta che lui è il leader maximo … oops, il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero il capo del Governo, ovvero un rappresentante del popolo. Allora mi sento contemporaneamente meno in colpa e più schifato per il mio primo pensiero. Berlusconi, quello che afferma di essere più popolare di Obama (riportando sondaggi di Euromedia) per poi essere sputtanato (ma sempre e solo all’estero purtroppo) da France24 e l’International Herald Tribune.

Mad(e) in Italy

Mad(e) in Italy

Ok, questo il nostro “politico” di spicco, ancor prima che scoppiasse lo scandalo Noemi Letizia, ovvero prima che usasse al solito modo notizie di terz’ordine – che fanno molto chiacchierare – così che noi consumatori/cittadini/grandefratellisti facciamo meno caso a tutto ciò che il caso Mills (tanto per citare l’ultima grande pietra miliare nella carriera da fetido del nostro popolare rappresentante) implica o almeno dovrebbe implicare. Ma basta parlare di Berlusconi, mi dico, effettivamente noi non siamo lui, all’estero non vedono solo questo dell’Italia. Infatti l’Italia è anche tradizioni! O meglio: nazione retrograda da guardare come meta esotica in cui il tempo culturale scorre al contrario e ci riporta al Medio Evo.

In questo ha un enorme ruolo la Chiesa Cattolica S.p.A., che un po’ in modo organizzato e un po’ lasciato ai singoli suoi rappresentanti, fa sì che l’educazione e tutto ciò che ne consegue resistino in forma cristallizzata e non dissimile a ciò che una repubblica delle banane possa effettivamente concedersi (magari a scopo turistico, chissà). Fatto sta che il mio secondo pensiero è questo: dall’estero ci vedono come in un intreccio mortifero con la Chiesa Cattolica, in cui essa recita a meraviglia la parte del boa constrictor e noi la parte della preda. Lo so, penso sempre alle solite cose, ma questo è quel che si dice e scrive (e sente) all’estero di noi e la cultura non ne esce bene. Proprio noi che ci vantiamo del passato, magra consolazione di chi non riesce a intravedere un futuro.

Ma no, dai, non siamo nemmeno il papa, né siamo le anacronistiche sparate che dice. Noi siamo anche … Be’, siamo i campioni del mondo! Così mi faceva notare a cena l’amico ascolano. Di calcio certo che ce ne intendiamo, suvvia, almeno in questo campo all’estero dovrebbero rispettarci, no? No. Manco per sogno. Il video sottostante lo dimostra più velocemente ed efficacemente di milleottocentoquarantatre parole. Dunque, all’estero, per la mia ancor brevissima esperienza, ci vedono davvero in modo negativo. Però un lato positivo in tutto questo voglio vederlo: come diceva mago Merlino allo scoraggiato Semola, una volta toccato il fondo puoi solo risalire, no? (Si potrebbe sempre cominciare a scavare, come dice di solito un abruzzesaccio di mia conoscenza!)