Venerdì ho lasciato la pioggia alle spalle, con il bagagliaio pieno e buona compagnia. Probabilmente se non avessi sbagliato strada saremmo arrivati prima, ma siamo arrivati e va bene così. Scaricati i bagagli e salutata la compagnia, eccomi che filo verso la festa o quel che ne rimane. Sono in tempo, più o meno. Anzi, direi “meno”, visto che il più è fatto. Il festeggiato, questo colosso dell’alcool (che chiamerei anche “2.29″, così come da test), proprio quella sera me l’hanno ridotto uno straccio e poco dopo arrivato rieccomi a portarlo al pronto soccorso. Eh, magari abbiamo sbagliato, magari abbiamo esagerato a portarlo lì, anche stavolta non si sa se l’errore sia stato vero errore, ma siccome la sera dopo era ad un’altra festa va bene così.
Sonnellino in camera di un mio amico di lungo corso (che non ringrazierò mai troppo, anche se mi viene più naturale sfotterlo e lui ancora sopporta) e rieccomi nella macchina dallo sportello un po’ riverniciato dallo stomacare della notte prima. Si va a fare spese. Passata di pomodoro, pasta, giardiniera, vino toscano, ecc., insomma quelle cose che qui o non si trovano o costano il doppio. Al pomeriggio vasca/chiacchierate/rimpatriata. La sera si esce. Avremmo dovuto fare una spiaggiata, ma va be’. Non sono un buon conversatore, mi piacerebbe esserlo, per fortuna la Roccia ed il Guerriero non me lo fanno pesare… Riaccompagnata lei, io vado alla seconda festa. Anche qui il più è fatto: nessuno malridotto stavolta, però sono di nuovo in tremendo ritardo. Comunque si va un po’ in centro a sedersi e chiacchierare. Altro errore arrivare in ritardo? Continuo a dirmi che va bene, perché comunque la serata è stata bella.
Dormita di circa cinque ore e ci si prepara ad andare al mare. Per esigenze varie ho cambiato stanza da letto, i coinquilini sono di corso meno vecchio ma altrettanto buono. Mare, dicevo. Siamo in sei, compresa la compagnia del viaggio d’andata. Sei formiche arrampicate sulla roccia a cercare di non scivolare. Io cerco un’ombra che non c’è. L’acqua è stupenda, le rocce sott’acqua un po’ meno. Giornata marittima scivolata come piede sul muschietto al pelo delle rocce. Dopo mi ritrovo con la Roccia ed il Guerriero per correre, sì, fare un po’ di attività fisica… Mi ci voleva. Però al rientro ringrazio tutti gli inesistenti numi di quel pezzo di salsiccia e quella birra. A mezzanotte crollo dalla stanchezza. Il letto è una nuvola.
Giorno della ripartenza. Cerco di combinare un po’ di incontri con persone che non rivedrò presto. Persone care che è sempre più difficile incontrare. Qualcosa combino, qualcosa no. Per pranzo però eccoci seduti nella viuzza a mangiare un qualcosa che – cibo santissimo – mi mancherà pure lui. Poi rieccola. Roccia di un altro pianeta. Iniziano a spuntarmi metafore in mente, hanno a che fare con un universo parallelo e la possibilità di poterlo forse solo intravedere, comunque a patto di usare il più potente dei telescopi e in una notte speciale di cui non mi è dato di conoscere la data. Irraggiungibile è dir poco. Ma va bene così. Sicuramente avrò commesso errori, però sono contento.
Il sapore che questi quattro giorni mi lasciano in bocca sa di buono, non mi capitava da molto. Ora è forse arrivato il momento, riaffrontato il viaggio al contrario ed in solitaria, avendo fortunatamente sbagliato valico, di andare a chiudere gli occhi e – potendo – ritrovarmi a scarrozzare nella mia testa amici e conoscenti, pianeti fatti di preziosa roccia, errori, buoni sapori e tutto ciò che possa mai essere mescolato in forme ed essenze. In una notte già scesa che scorre e non sembra possedere freno. Continuo a viaggiarci dentro.
