Di più: i tedeschi sono un bel po’ rigidi, le polacche sono belle e disponibili, i brasiliani sanno giocare a pallone anche con la trippa, gli spagnoli sono simpatici. Però ho due dubbi: perché i francesi che ho incontrato – parigini per di più – non erano né snob né paraculo? Questo era il primo dubbio, il secondo invece è: noi sparuti italiani, abbiamo per caso “fatto gli italiani”?

Kazimierz Dolny, Polonia

Kazimierz Dolny, Polonia

Alla 3rd Warsaw School of Statistical Physics (che nome tanto esageratamente quanto giustamente altisonante!) eravamo lì da 15 nazioni diverse. A parte poter vedere coi miei occhi e sentire con le mie orecchie e scocciare con le mie domande un personaggio qual è Leo Kadanoff, a parte vedere ubriaco un professorone che proprio non me l’aspettavo ma che non sto qua a citare (anche se un sospetto lo si potrebbe avere vista la lista di stereotipi rispettati)… a parte tutto questo, devo dire che finché non si viaggia, un conto è basarsi sugli stereotipi – appunto, altro invece è testarli.

Ora non venite a parlarmi di “erba” e di “fascio”. Il fatto è che le differenze culturali si riflettono nel comportamento, poi il comportamento di un sottoinsieme di individui appartenente all’insieme “popolazione di uno Stato” viene auto-magicamente associato al comportamento di tutto l’insieme, e il gioco è fatto (errato o esatto che sia).

La domanda che mi pongo è: ma a me, sinceramente, quanto me ne importa di dare una buona impressione in modo da salvare la faccia alla mia nazione? Quale arduo compito sembra essere, nemmeno fossimo tutti supereroi. La mia risposta teorica alla precedente domanda è: abbastanza. Poi però, nella pratica, ancora vale il secondo dubbio.