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Non esiste più il futuro di una volta…

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Mentre sono ancora qui che mi domando quali siano le vere ragioni della visita in Libia del nostro presidente del Consiglio, quando ancora mi chiedo se non mi debba preoccupare seriamente visto che la visita snobbata dai potenti del mondo ha visto il Nostro invece ben contento, proprio a poco dall’annuncio del figlio di Gheddafi che addirittura i loro ed i nostri militari si eserciteranno assieme (cosa fra l’altro presto ridimensionata), ecco una vera notizia… “Next year scientists hope to trigger a fusion reaction with its 192 lasers“.

National Ignition Facility's laser target chamber

National Ignition Facility

Da anni ci si lavora. Sforzi immensi, immensi gli investimenti e forse ci siamo.

The facility’s construction was completed this spring with tests directing more than a megajoule of energy at a target (…). Now researchers are preparing for a first use of its full capabilities next year, when the battery of lasers will be trained on a small pellet of fuel in hopes of igniting it to trigger a brief but powerful fusion reaction.

Mentre il nostro premier si gloria di rammendarci le pezze che dovremmo metterci ai pantaloni, sempre che per quanto bucati avremo ancora dei pantaloni, è possibile che si riesca ad ottenere per la prima volta la fusione nucleare controllata e con guadagno energetico. Già perché in realtà già si è in grado di ottenerla, però ci si mette dentro più nergia di quanta se ne ricavi. Ma ora che ci siamo quasi, mi dico: perché questa notizia da noi non fa notizia? Ai nostri giornalisti che passano il tempo a copiare le notizie d’agenzia, costa tanto copiare anche certe altre notizie?

(Dialogo notturno impunemente ispirato dall’articolo “Mezzo secondo di ritardo” che si trova nel libro Il matematico impenitente di Piergiorgio Odifreddi)

Il treno di Fellini (Dino Buzzati, 1969)

Il treno di Fellini (Dino Buzzati, 1969)

- … in effetti mi sentirei anche un po’ in imbarazzo spiegandolo.
- Perché mai? Insomma, su, perché sempre in testa? Non è come per l’autobus o almeno non sembra.

- No no, infatti non è per il sentirsi male, quanto piuttosto per la paura del sentire male.
- Eh? In che senso?

- Ok, però non ridere. Ha a che fare con possibili incidenti. Voglio dire, incidenti ce ne sono, volenti o nolenti. Ho letto da qualche parte, forse un articolo di giornale di quei pochi ben documentati, che una persona verrebbe uccisa nello schianto in meno di mezzo secondo.
- Ommamma. Davvero lo fai per questo? E la paura in quel mezzo secondo? E poi scusa, se sedessi nei vagoni in coda non sarebbe più improbabile che tu morissi?

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Meltdown - Thomas Woods

Meltdown - Thomas Woods

l titolo potrebbe sembrare di un articolo sulle condizioni psicofisiche delle persone, eppure “Perché esistono le depressioni?” è (la traduzione di) un’analisi economica. L’autore del post che vi segnalo fa una traduzione del quarto capitolo di un saggio che, rifacendosi alla cosiddetta Scuola Austriaca, tenta di spiegare l’esistenza dei cicli economici. Siccome la lettura dell’intero post segnalato comporta abbastanza tempo, mi prendo la libertà di riportarne qui di seguito solo alcuni punti che mi sembrano più interessanti e chiarificatori. Vorrei precisare che, non intendendomi di economia, non so ben giudicare quanto da me letto/riportato, che nonostante ciò trovo degno di un’approfondita lettura.

Se i politici saranno meticolosi ed onesti nel cercare il colpevole, non saranno compiaciuti quando scopriranno che cosa si trova alla fine di questa catena di indizi: non il capitalismo, non l’ingordigia, non la mancanza di regolamentazione, ma un’istituzione creata dal governo stesso. [...] Una cosa sono le perdite sofferte da una singola impresa (di nuovo, nessuno sa prevedere il futuro con certezza); ma perché così tanti uomini di affari dovrebbero commettere degli errori tutti nello stesso momento?

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Fiato sprecato

2 commenti

Cosa fa la differenza fra un film ed un buon film, fra una trasmissione televisiva qualunque ed una di cui ci si ricorderà? Un qualcosa che dopo averlo visto dia voglia di condividere e disputarne le idee, che magari ci faccia anche solo sorridere, ma in un modo che rimane… Cosa? Non era la prima volta che guardavo questo film, né penso sarà l’ultima (anche se non arrivo, che so, ai livelli di chi guarda Arancia Meccanica 54 volte e più!). Ebbene, cosa sia a fare questa differenza io l’ho trovato in un film diretto (in parte anche interpretato) da George Clooney: Good night and good luck.

Incentrato sul ruolo del giornalismo nonché sul ruolo nella comunicazione delle notizie da parte dei media, prende come spunto il periodo del maccartismo. Joseph McCarthy ha segnato un’epoca, ma il discorso non si conclude certo lì. Cosa, dunque, rende tale film in un qualche modo “migliore”? Cosa rende migliore un’opera artistica rispetto ad un’altra? A mio avviso, si tratta della capacità di intrappolare e allo stesso tempo esplicitare qualcosa di noi esseri umani.

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