Cosa fa la differenza fra un film ed un buon film, fra una trasmissione televisiva qualunque ed una di cui ci si ricorderà? Un qualcosa che dopo averlo visto dia voglia di condividere e disputarne le idee, che magari ci faccia anche solo sorridere, ma in un modo che rimane… Cosa? Non era la prima volta che guardavo questo film, né penso sarà l’ultima (anche se non arrivo, che so, ai livelli di chi guarda Arancia Meccanica 54 volte e più!). Ebbene, cosa sia a fare questa differenza io l’ho trovato in un film diretto (in parte anche interpretato) da George Clooney: Good night and good luck.

Incentrato sul ruolo del giornalismo nonché sul ruolo nella comunicazione delle notizie da parte dei media, prende come spunto il periodo del maccartismo. Joseph McCarthy ha segnato un’epoca, ma il discorso non si conclude certo lì. Cosa, dunque, rende tale film in un qualche modo “migliore”? Cosa rende migliore un’opera artistica rispetto ad un’altra? A mio avviso, si tratta della capacità di intrappolare e allo stesso tempo esplicitare qualcosa di noi esseri umani.

Non serve un genio per capire la genialità ed il coraggio che ci vogliono per esprimere queste parole, parole che però potrebbero sembrare vuote se non paragonate alla cruda realtà. Un esempio lampante noi ce l’abbiamo proprio in casa nostra. Noi, che non ci facciamo mancare proprio niente, abbiamo sotto forma di farsa (tanto triste quanto vera) ciò che in anni nemmeno troppo distanti è stato tragedia. Una tragedia che si perpetua ogni qual volta le capacità di giudizio critico del cittadino “qualunque” (“medio”, chiamatelo come vi pare) sono indebolite da martellanti farneticazioni di potenti che fondano buona parte del loro potere proprio sulla credulità popolare.