(Dialogo notturno impunemente ispirato dall’articolo “Mezzo secondo di ritardo” che si trova nel libro Il matematico impenitente di Piergiorgio Odifreddi)

Il treno di Fellini (Dino Buzzati, 1969)

Il treno di Fellini (Dino Buzzati, 1969)

- … in effetti mi sentirei anche un po’ in imbarazzo spiegandolo.
- Perché mai? Insomma, su, perché sempre in testa? Non è come per l’autobus o almeno non sembra.

- No no, infatti non è per il sentirsi male, quanto piuttosto per la paura del sentire male.
- Eh? In che senso?

- Ok, però non ridere. Ha a che fare con possibili incidenti. Voglio dire, incidenti ce ne sono, volenti o nolenti. Ho letto da qualche parte, forse un articolo di giornale di quei pochi ben documentati, che una persona verrebbe uccisa nello schianto in meno di mezzo secondo.
- Ommamma. Davvero lo fai per questo? E la paura in quel mezzo secondo? E poi scusa, se sedessi nei vagoni in coda non sarebbe più improbabile che tu morissi?

- Sai, mezzo secondo è il tempo in cui noi prendiamo coscienza non solo di quel che percepiamo passivamente, sempre che percepire sia qualcosa di passivo. Si tratta anche di quanto impieghiamo a prendere coscienza delle nostre decisioni coscienti, paradossalmente. E magari in quel tempo riusciamo anche a frenarle. Quindi, suppongo, così non avrei tempo per la paura.
- Mmmhh, va bene, ma perché non ti metti dietro? Perché ti ostini ad ogni viaggio a metterti davanti? Questo non ha senso.
- Certo che ce l’ha. Se il mio problema è la paura, o meglio la paura di aver paura, che poi anche questa è forse una paura… be’, insomma, sta di fatto che lì avrei probabilmente tutto il tempo per le peggiori paure senza avere la stessa probabilità di non averne affatto.
- In altre circostanze avrei dato del malato mentale a chiunque m’avesse parlato così, però notando quanto tu c’abbia pensato, non so se posso compatire tanta ossessione o anche ammirarla.
- Ammirala allora!
- Eh, mica facile. Però ora che mi ci fai pensare, quella storia del mezzo secondo… ammettiamo che io decida di tirare il freno d’emergenza, o meglio che mi renda conto del mio proposito iniziando ad eseguirlo solo mezzo secondo dopo che il mio cervello l’ha effettivamente elaborato, ci sarebbe forse un modo in cui tu, se mi leggessi la mente potresti conoscere la mia intenzione circa nel momento in cui la saprei io. Giusto?
- Immagino di sì. Se con un qualche congegno sapessimo leggere l’attività cerebrale abbastanza bene, magari potremmo anche evitare molti errori, incidenti, atti criminali e così via. Almeno in teoria.
- Inoltre potremmo ad esempio fare in modo di avere qualcosa come dei riflessi più rapidi. Se adesso il macchinista vedesse qualcosa sulle rotaie e volesse frenare, il suo ritardo nel frenare sarebbe fisiologicamente di almeno mezzo secondo, giusto? Quindi se … mmmhh… wow …
- Cosa? Sì, lui o un macchinario per lui potrebbe frenare un po’ prima. Ma perché dici wow? Al momento non è altro che nostra immaginazione. Utopia.
- Sì, certo, lo so, pensavo ad un’altra cosa. Mi pare quasi strano che non sia la prima a cui tu abbia pensato.
- Cioè?
- Cioè: gli animali. Capito?
- Eh? che vuoi dire? Spiegati.
- Noi diamo per scontato di essere gli animali più evoluti. E se proprio non la pensiamo così per ogni nostro organo, occhi, mobilità, che ne so, l’olfatto eccetera, senza dubbio lo pensiamo riguardo al nostro cervello.
- Mmmmmhhh, e quindi?
- E quindi non stanno proprio così le cose, o almeno non per forza così. Pensaci. Noi in quel mezzo secondo non abbiamo altro che la possibilità di bloccare quel che sta emergendo sotto forma di coscienza e che prima non lo era. Se decidiamo di fare qualcosa, così facendo ci diamo la possibilità di darci un contrordine per tempo, o perlomeno così si spera.
- Ok, fin qui ti seguo, credo.
- Quindi, mi chiedo, che cos’è la coscienza se non il filtro forzoso che applichiamo ad un istinto che non funziona bene?
- Ecco, ora non ti seguo più.
- Gli animali, gli animali. Pensa se agissimo solo per istinto, senza il filtro della coscienza. Questo non ci porterebbe alla rovina soltanto se il nostro cervello fosse talmente avanzato da aver incorporato negli istinti tutte le azioni che ci servono alla vita. Capisci? Se fossimo perfetti, non ci servirebbe a nulla il filtro della coscienza, perché sarebbe superfluo e banale.
- Be’, devo ammettere di non averci pensato… fino ad ora. Ma, avrei da dissentire su una cosa. Rispetto al regno animale noi
- … in cui noi rientriamo!
- Sì sì. Lo so, era per semplificare. Comunque dicevo…
- … ma non senti anche tu una specie di fischio?
- Sì, sembra…
- … di un altro treno
- … si avvicina
- … io ho paura!
- Anch’