Non solo sesso

Non solo sesso

Non so se mi stupisce di più il leggere una cosa del genere oppure il non aver ancora ricevuto inviti su Facebook da un gruppo di fan, ma a rileggere queste parole mi viene ancora un certo non so che:

I asked Ben how he satisfied his sexual needs, and he replied, “Masturbation.”  No surprise there. I inquired as to how often and he said several times a day.  I asked how he managed that with such long working hours.  Did he take lots of breaks and do it in the rest room?  Suddenly, Ben blurted out an outrageous confession.  “Actually, I do it with the mice,” he said quietly. “I stick a cardboard tube up my rear and let the rats run up the tube in and out of my rectum.  It feels incredible and I usually come in an instant.”

Non c’è che dire, grazie a chi mi ha reso più erudito inviandomi il link a quest’articolo… anche perché un po’ mi dà da pensare (non soltanto a filmacci come Road Trip). Insomma, farsi passeggiare un sorcio nel retto denota un’elevata dose di solitudine e magari pure ingegnosità. Uomini di scienza, mah! Proprio ieri un’amica che studia lettere, avendole presentato uno dei miei colleghi fisici, mi chiedeva come mai noialtri siamo così morti di figa. Ok, non ha usato l’espressione “morti di figa”, ma quello era il concetto che – gentilmente – lei ha  diversamente esplicitato. Davvero non so, ci sono tante cause per tale fenomeno. Ieri ho detto circa queste: che molti scelgono un percorso scientifico anche perché da piccoli (vuoi troppo grassi o bruttarelli, o mingherlini o semplicemente timidi) avevano problemi a socializzare; che nelle facoltà scientifiche quali fisica (tanto per citarne una a caso, almeno in Italia) circolano talmente poche ragazze che ci si potrebbe domandare come si facesse prima del porno gratuito su internet; che un po’ di autismo aiuta nella scienza ma non nella “conoscenza”.

«È meglio che mi dedichi a studiare l'altro grande mistero dell'universo: le donne.» (Emmett Brown)

«È meglio che mi dedichi a studiare l'altro grande mistero dell'universo: le donne.» (Emmett Brown)

Fossi stato in una serata no avrei potuto tagliare la testa al toro dicendo che sono le ragazze in genere a non capire un’emerita cippa e quindi disdegnano  la categoria. Ma era una serata . Be’, una serata X, diciamo … e poi sarebbe stata anche una bugia. Cosa vogliano le ragazze resta certamente uno dei misteri irrisolti dell’universo (chissà perché mi viene in mente Ritorno al futuro II) e tipicamente sono loro stesse a non saperlo. Rinunciare a capirle non è semplice come rinunciare a comprare il tonno (14mo capoverso) o rinunciare ad un’eventuale facciata da bravi ragazzi partecipando ad un Blasphemy Contest. Sarebbe, rinunciarvi, peggio che attaccare “a cardboard tube up my rear and let the rats run up the tube in and out of my rectum“? Chissà. Ma forse sarebbe un modo per cominciare a non essere più visti – mica io, la cetegoria intendo! – come morti di figa.