“Perché per arrivare a Pescara, passi da Foggia?“, mi diceva la prof. di matematica e fisica… E sì che stavamo a Castel di Sangro. Mi pare che ben poco sia cambiato in me, almeno sotto quel punto di vista. Mi trovo fra le mani un problema semplice, finanche banale, ed io voglio generalizzarlo, per risolvere in un sol colpo tutti quelli affini. Alla faccia della cosiddetta economia di pensiero.
Perché se leggo un saggio di letteratura tendo automaticamente a scartare, filtrare e interpolare? Perché reputo superflue molte delle parole lette? Ricerco i discorsi lineari, che arrivino dritti al dunque. Non è forse questa una sorta di distorsione professionale, così come lo è quella di chi ha scritto quel saggio a quel modo? Eppure, come si può notare, io stesso sono molto contorto nello scrivere, nonostante mi lamenti.
“[...] avere un’idea è solo metà della battaglia. La ricompensa per un’idea nuova non è un applauso, ma l’opposizione di persone che ti prendono abbastanza sul serio da provare a distruggerti. La gloria e l’onore vanno giustamente a coloro che sono disposti a lottare per quell’idea e a mettere in gioco se stessi e le proprie prospettive di carriera nel devastante processo di convincere i colleghi, propagandandola nel circuito delle conferenze, e in generale facendo molto chiasso intorno a essa.” (Dennis Overbye)
Il motivo dell’esistenza, della persistenza – anzi – delle famose due culture, me lo chiedo tuttora. Magari il canale in cui veniamo immessi sin da piccoli, con quegli spunti grandi o meno grandi che ci vengono dai nostri genitori, magari le persone che – fra orgoglio e pregiudizio – si bombardano dalla cima delle due belle torri d’avorio, o sarà forse invece che nessuno dice mai a chiare lettere che la stessa parola “cultura” è spesso travisata, gonfiata o abusata.
Sia come sia, nonostante tutti questi frammenti di risposte, in realtà ciò che mi preme formulare è una domanda: sarà sempre così? Già… Possibile mai che non ci bastano tutte le nostre attuali comodità e conoscenze per accorgerci di come la scienza in generale e la tecnica in particolare incidano sulla vita? Possibile mai che non ci bastino tutti i diritti di cui godiamo, le nostre libertà, l’essere usciti a forza da tempi in cui il nostro spiraglio di luce sarebbe sembrato un bagliore fortissimo, a farci capire come la tecnologia ed il metodo scientifico non bastino da soli a vivere degnamente la vita?
Provo miseria e rabbia per coloro che ancora oggi vogliono bloccare in un sol colpo la scienza ed i diritti civili, rifacendosi sempre a quei soliti dei, schifosissimi, brandendo quelle scuse perenni e campate in aria per continuare a bombardare alle fondamenta entrambe le torri d’avorio. Provo miseria e rabbia e mi rammarico, perché da solo non posso far nulla. Né, da sole, cultura scientifica e cultura umanistica possono nulla. Mi rammarico del presente e cerco di capire se lo spiraglio stia continuando ad aprirsi o a stia richiudendosi. Magari sta solo fluttuando. Sperando non si dissolva anche lui in una nuvoletta di logica…
