Mi capita, leggendo articoli scientifici, di ritrovarmi soprattutto a fare la seguente cosa: cercare errori. Il tentativo di falsificare quanto lì detto è fortissimo, perché è trovando falle logiche o osservative che la conoscenza può migliorare…. o no? Che qualcosa vada fatta per scardinare inconsistenti modi di ragionare è poco ma sicuro (quando comunque almeno ci si prova, a ragionare). La tavola periodica degli elementi è a un passo dai suoi 140 anni e qui ancora bisogna fare i conti con persone che pensano ai gas nobili come le scoregge di qualche aristocratico decaduto!

Un solo libro non basta

Un solo libro non basta

Qualcosa si muove? Non saprei. Nonostante i tagli ai già inconsistenti finanziamenti dedicati alla scuola in primis e alla ricerca in secundis (scientifica, ma anche letteraria, umanista diciamo), la gente ha non abbassato del tutto le difese ed ha in realtà fame di sapere. Bene! Verrebbe da esclamare… Se non fosse che poi, per lo meno nel Paese di Pulcinella&Pantalone, si viene a scoprire che ad un maggior livello di cultura (ok, titoli di studio) corrisponde una maggior disoccupazione:

Rispetto ai coetanei europei, gli italiani hanno tassi di occupazione e scolarizzazione più bassi, salari di ingresso inferiori, minori ammortizzatori sociali e possibilità di ascesa: siamo l’unico Paese europeo dove il tasso di disoccupazione è più alto tra i giovani laureati che tra chi ha un livello di istruzione inferiore. Mah!

Alla ricerca dell’errore voluto… Non so se si tratti di quel che io, personalmente, intendo con la parola “cultura”. Evidente che i governanti si sono dati e si danno ben da fare affinché la situazione non migliori un granché, ma qui si tratta anche delle dinamiche che sottostanno alla società. Basti pensare che nell’anno del 200-esimo compleanno di Charles Darwin, nonostante negli ultimi decenni la genetica abbia fatto passi da gigante, tocca ancora stare ad argomentare gli errori logici di quanti confondono la causa con l’effetto.