A parte essermi beccato un mal di gola da record (e febbre, ma sorvoliamo), sabato sera al Vivapoly sono stato “ingaggiato” in quanto non credente a partecipare ad un gruppo di discussione (che organizza pranzi e festicciole!) sulla religione. Be’, a parte che il cappellano dell’università è una donna e che il frate salesiano faceva musica elettronica e par vada a fare surf in California, non mi pareva una cattiva idea accettare: pranzi e festicciole, ok, ma anche una voce fuori dal coro, che è il motivo per cui mi è stato chiesto.

Ora, il mio problema fondamentale è che non so parlare molto bene. Non mi riferisco solo al fatto che il gruppo sia francofono (il cappellano ed il frate salesiano sono invece, nell’ordine, libanese con trascorsi in Italia e fiorentino). Sta di fatto che mi manca quella dialettica che mi piacerebbe avere per non far passare certi concetti solo come noisissima applicazione della logica (il ché sarebbe comunque già un buon risultato). La tattica sarà quindi: scusate il mio francese … e ovviamente dire tutto quello che mi passa per la testa.