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Non esiste più il futuro di una volta…

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«La dimensione religiosa non è una sovrastruttura. Essa è parte integrante della persona, sin dalla primissima infanzia; è apertura fondamentale all’alterità e al mistero che presiede ogni relazione ed ogni incontro tra gli esseri umani. La dimensione religiosa rende l’uomo più uomo».

Piccoli plagiati crescono

Piccoli plagiati crescono

Visto che c’era, Ratzinger avrebbe potuto dire che “è parte integrante della persona, sin dal concepimento”, no? Il fatto che l’uomo sia più sé stesso, grammaticamente e logicamente ha ben poco senso, ma suona magnificente in un discorso fatto per ribadire vere delle mere convinzioni personali. Come al solito però, questi discorsi pseudo-filosofici (o fuffo-sprematuratici), vanno fatti con l’unico scopo di indorare la pillola amara: nel caso particolare, si tratta della beneamata ora di religione nelle scuole pubbliche italiane. Di religione cattolica, a stregua di religione di Stato, s’intende.

“Sin dalla primissima infanzia”… Dà da pensare, nevvero? Nel libro fatto da una raccolta di saggi di Bertrand Russell, Perché non sono cristiano, il famoso matematico fa notare – fra le altre cose – come debba darci da pensare il fatto che probabilmente un bambino nato in un Paese a maggioranza cattolica si dirà cattolico, se invece nato in uno a maggioranza animista si dirà animista, se invece a maggioranza ebraica sarà ebreo, e così via.

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Spudorata attitudine

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religionograzie.jpgNon è il mio caso, ma mettiamo pure che io mi trovi nella posizione di insegnare – magari fisica, poveri ragazzi – in un liceo scientifico. Bene, partendo dall’assunto che io ritenga offensivo nei confronti miei e dell’intelligenza delle giovani persone il fatto che il mio Paese imponga dei simboli di una religione di merda (il cattolicesimo, ma tanto una favola vale l’altra), penso proprio che farei il semplice atto di mettere nel cassetto il crocifisso. Sapete, quel simbolo di laicità tanto sana che ogni classe, ufficio pubblico, cesso e fermata del tram non possono farne a meno, tanto si intona bene con lo squallore in cui versiamo.

Supponiamo che tutto questo abbia luogo. Allora io sarei probabilmente e giustamente, obbiettivamente, saggiamente, allontanato dalla scuola, sospeso per un mesetto. Se avessi usato violenza sessuale contro un’alunna, invece, me la sarei cavata con una decina di giorni. prosegui la lettura…

Spesso mi chiedo come si possa fare ad innalzare il livello di cultura scientifica degli italiani. Non che io sia questo pozzo (pozzo, qualcosa di sotterraneo, nascosto) di scienza, ci mancherebbe. Trovo tuttavia che spesso parlando di cultura ci si riferisce a grandi romanzi e romanzieri, ai poeti, alla musica classica, al balletto od alle arie da opera, alla pittura più o meno antica così come alla scultura, alla fotografia, magari a qualche sito archeologico, fino alle tradizioni culinarie del paesino più sperduto. Persino le produzioni cinematografiche o la videoarte spesso ancora sono viste con sospetto. Pochissime però sono le persone che aggregano la scienza nel bel calderone denominato cultura.

Poi ci penso e mi viene il dubbio che forse quello che io chiamo tecnologia altre persone lo traducono con scienza, perciò mi rendo ancor più conto della fragilità e velleità di ogni messaggio rivolto a meri utilizzatori di tecnologia che – presumibilmente – associano la scienza solo a capelli bianchi sparati alla Einstein o a spauracchi quali la clonazione oppure strumenti quali il computer. Mescolando quindi solo folklore e utilitarismo, a coprire concetti ed idee, l’Italia e gli italiani restano immobili ed una intera branca di saperi viene esclusa dal fantastico mondo della Cultura. Un esempio di quel che sto ora farneticando riguarda la tecnologia della scissione nucleare.

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Mendace-mente

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Piccolo test: ho comprato in un negozio una racchetta da ping-pong ed una pallina, in tutto ho speso 1€ e 10 centesimi e so che la racchetta costa 1€ in più della pallina. Quanto costa la pallina? Facile vero? Bene, allora vi dico giusto una o due cosette su uno splendido libro che ho letto nel mio ultimo viaggio in treno (e chi mi conosce sa quanto siano lunghi i miei viaggi in treno e quanto mi piaccia leggere) e da cui ho ripreso questo piccolo test. “L’atomo sociale“, del fisico statunitense Mark Buchanan, è dal mio punto di vista il perfetto esempio di ciò che dovrebbe fare la divulgazione scientifica.

Stand Alone Complex?!

Tralasciando però di tessere qui le lodi del libro, vi starete chiedendo cosa c’entri il test proposto con gli atomi, cosa c’entrino gli atomi con il sociale e, magari, cosa voglia saperne un fisico del sociale… cattivoni! Per farla ultrasemplice, vi basti pensare che grazie ai computer è stata rivoluzionata la fisica della materia. Si possono infatti simulare sistemi fatti da moltissime particelle (atomi o molecole) “in the hope of understanding the properties of assemblies of molecules in terms of their structure and the microscopic interactions between them“. Il passaggio dalla fisica ed i suoi strumenti al mondo umano non è così difficile: basta chiamare “atomi” le persone, modellizzarli in modi talora ipersemplificati eppure efficacissimi, così che simulandone l’interazione non si fa altro che riprodurre alcune leggi che vigono nelle società reali.

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