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Non esiste più il futuro di una volta…

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A rotoli

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Escatologia

Escatologia

Non so perché mi succede, ma mi succede sempre così. Tutto perfetto all’inizio. Poi subentra una sorta di velo interstiziale su cui c’è scritto “lo voglio davvero?”. A quel punto anche le situazioni più banali possono risultare difficili. Quelle difficili al contrario perdono fascino e risultano banali (già viste, già vissute, già dato grazie). Non è solo paura, no. Mi sa che siamo fatti così. Non si scappa. O si è entrambi dello stesso avviso dall’inizio – e spesso senza alcun avviso è molto meglio – oppure va a finire che va a finire. Nel cesso, come tutto il resto. Neppure il conforto di un triplo strato sulla faccia di culo. Niente, a parte la semplicità di quel che già ho visto, già vissuto e già dato. Ma, in fondo, grazie.

Certo che dal terremoto di Lisbona del 1755 ad oggi, il passo è fin troppo breve. Si potrebbero imbastire discorsi dotti, citare Voltaire per confutare la bontà di un qualche dio, ma no, ora no. Adesso è tempo di strabuzzare la vista, spalancare gli occhi e – ritardi aerei a parte – godere di quello che “se non strozza ingrassa”. Ecco uno dei video più belli ch’io abbia avuto modo di vedere ultimamente (non dico dal 1755). Mettetelo a schermo intero, il time-lapse lo merita.

Iceland, Eyjafjallajökull – May 1st and 2nd, 2010 from Sean Stiegemeier on Vimeo.

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Chi se ne

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Quando tutto va a rotoli, a che serve affannarsi a cercare di risalire? Magari conviene impegnarsi per cadere sempre piu velocemente e sperare (sperare) che il fondo sia talmente duro da rimbalzare verso l’alto. Un brivido di maligno piacere mi passa infatti la schiena e mi fa elaborare questa bella esclamazione: e chi se ne frega! Ecco allora un bel video che spiega lucidamente come comportarsi in certe situazioni.

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Perché per arrivare a Pescara, passi da Foggia?“, mi diceva la prof. di matematica e fisica… E sì che stavamo a Castel di Sangro. Mi pare che ben poco sia cambiato in me, almeno sotto quel punto di vista. Mi trovo fra le mani un problema semplice, finanche banale, ed io voglio generalizzarlo, per risolvere in un sol colpo tutti quelli affini. Alla faccia della cosiddetta economia di pensiero.

Culto o cultura

Perché se leggo un saggio di letteratura tendo automaticamente a scartare, filtrare e interpolare? Perché reputo superflue molte delle parole lette? Ricerco i discorsi lineari, che arrivino dritti al dunque. Non è forse questa una sorta di distorsione professionale, così come lo è quella di chi ha scritto quel saggio a quel modo? Eppure, come si può notare, io stesso sono molto contorto nello scrivere, nonostante mi lamenti.

“[...] avere un’idea è solo metà della battaglia. La ricompensa per un’idea nuova non è un applauso, ma l’opposizione di persone che ti prendono abbastanza sul serio da provare a distruggerti. La gloria e l’onore vanno giustamente a coloro che sono disposti a lottare per quell’idea e a mettere in gioco se stessi e le proprie prospettive di carriera nel devastante processo di convincere i colleghi, propagandandola nel circuito delle conferenze, e in generale facendo molto chiasso intorno a essa.” (Dennis Overbye)

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