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Non esiste più il futuro di una volta…

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Il fatto è: come si fa a stare bene con qualcuno? Anzi: si può stare mai bene con qualcuno? No. Ci sono sempre problemi. Stupidi. Sono sempre stupidi i problemi. Quindi anche se sembra, anche se ci si inganna, anche se ci si vuole credere, arriverà il problema, qualunque va bene, e tutto andrà giù. Magari è solo immaturità, forse incompatibilità. Qualunque cosa sia, fa in modo che tutto si guasti. La morte naturale di tutto.

Ma non sono incazzato con una persona. Nessuna, nemmeno con me stesso, stranamente. Sono incazzato perché così vanno le cose e non importa quanto ci si sforzi: non si trova rimedio a quel che nasce come incerto, come vago, assolutamente etereo e temporaneo. Semplicemente sono incazzato perché a volte ancora mi sforzo di credere che forse non è proprio vero. Eppure, puntualmente, sono incazzato.

Per Alistar

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Venerdì ho lasciato la pioggia alle spalle, con il bagagliaio pieno e buona compagnia. Probabilmente se non avessi sbagliato strada saremmo arrivati prima, ma siamo arrivati e va bene così. Scaricati i bagagli e salutata la compagnia, eccomi che filo verso la festa o quel che ne rimane. Sono in tempo, più o meno. Anzi, direi “meno”, visto che il più è fatto. Il festeggiato, questo colosso dell’alcool (che chiamerei anche “2.29″, così come da test), proprio quella sera me l’hanno ridotto uno straccio e poco dopo arrivato rieccomi a portarlo al pronto soccorso. Eh, magari abbiamo sbagliato, magari abbiamo esagerato a portarlo lì, anche stavolta non si sa se l’errore sia stato vero errore, ma siccome la sera dopo era ad un’altra festa va bene così.

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Sonnellino in camera di un mio amico di lungo corso (che non ringrazierò mai troppo, anche se mi viene più naturale sfotterlo e lui ancora sopporta) e rieccomi nella macchina dallo sportello un po’ riverniciato dallo stomacare della notte prima. Si va a fare spese. Passata di pomodoro, pasta, giardiniera, vino toscano, ecc., insomma quelle cose che qui o non si trovano o costano il doppio. Al pomeriggio vasca/chiacchierate/rimpatriata. La sera si esce. Avremmo dovuto fare una spiaggiata, ma va be’. Non sono un buon conversatore, mi piacerebbe esserlo, per fortuna la Roccia ed il Guerriero non me lo fanno pesare… Riaccompagnata lei, io vado alla seconda festa. Anche qui il più è fatto: nessuno malridotto stavolta, però sono di nuovo in tremendo ritardo. Comunque si va un po’ in centro a sedersi e chiacchierare. Altro errore arrivare in ritardo? Continuo a dirmi che va bene, perché comunque la serata è stata bella.

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Alla roccia

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Come dopo una pioggia fragorosa che rende di nuovo limpida l’aria, come un bambino che osserva per la prima volta lo srotolarsi di una bianchissima nuvola in cielo, come la prima volta, in cui coscienza e sensi si fondono completamente, così ci si può sentire sempre. Perché sempre stupisce il ritrovarsi a contemplare con occhi felici ciò che avevamo già davanti a noi, è strano eppure così è, sembra incontenibile ciò che pure ci teniamo dentro.

Scoprire che ne vale la pena, arrovellarsi mente e corpo affinché tutto vada come vorremmo e – una volta tanto – sapere cosa vogliamo. C’è qualcosa di meglio nella vita? Raramente. Un’intero linguaggio fatto soltanto di aggettivi, ci si sente musica ed il sereno dissolve il brutto che ci opprimeva fino ad un’istante prima. No, nessun sogno, anche se il sospetto è forte.

Non è facile dare un nome a tutto questo. O meglio: lo sappiamo benissimo, ma il solo pronunciarlo potrebbe destabilizzare questo fragile appoggiarsi a sé stessi. Lo vorremmo urlare, ma al massimo lo confidiamo a noi soltanto, resta là e lo sussurriamo in pensieri senza corpo.

Un nome tanto comune, che diamine! Ma che importa. Sapevamo già che dura il tempo di un’illusione, ma non per questo ci siamo fermati. Mai fermarsi, ché questo ci anima.

Con rinnovata illusione si continua a sorridere al mondo, ed è magnifico.