Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Ancora viaggiando

Martedì, Luglio 21st, 2009

Venerdì ho lasciato la pioggia alle spalle, con il bagagliaio pieno e buona compagnia. Probabilmente se non avessi sbagliato strada saremmo arrivati prima, ma siamo arrivati e va bene così. Scaricati i bagagli e salutata la compagnia, eccomi che filo verso la festa o quel che ne rimane. Sono in tempo, più o meno. Anzi, direi “meno”, visto che il più è fatto. Il festeggiato, questo colosso dell’alcool (che chiamerei anche “2.29″, così come da test), proprio quella sera me l’hanno ridotto uno straccio e poco dopo arrivato rieccomi a portarlo al pronto soccorso. Eh, magari abbiamo sbagliato, magari abbiamo esagerato a portarlo lì, anche stavolta non si sa se l’errore sia stato vero errore, ma siccome la sera dopo era ad un’altra festa va bene così.

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Sonnellino in camera di un mio amico di lungo corso (che non ringrazierò mai troppo, anche se mi viene più naturale sfotterlo e lui ancora sopporta) e rieccomi nella macchina dallo sportello un po’ riverniciato dallo stomacare della notte prima. Si va a fare spese. Passata di pomodoro, pasta, giardiniera, vino toscano, ecc., insomma quelle cose che qui o non si trovano o costano il doppio. Al pomeriggio vasca/chiacchierate/rimpatriata. La sera si esce. Avremmo dovuto fare una spiaggiata, ma va be’. Non sono un buon conversatore, mi piacerebbe esserlo, per fortuna la Roccia ed il Guerriero non me lo fanno pesare… Riaccompagnata lei, io vado alla seconda festa. Anche qui il più è fatto: nessuno malridotto stavolta, però sono di nuovo in tremendo ritardo. Comunque si va un po’ in centro a sedersi e chiacchierare. Altro errore arrivare in ritardo? Continuo a dirmi che va bene, perché comunque la serata è stata bella.

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Alla roccia

Giovedì, Giugno 25th, 2009

Come dopo una pioggia fragorosa che rende di nuovo limpida l’aria, come un bambino che osserva per la prima volta lo srotolarsi di una bianchissima nuvola in cielo, come la prima volta, in cui coscienza e sensi si fondono completamente, così ci si può sentire sempre. Perché sempre stupisce il ritrovarsi a contemplare con occhi felici ciò che avevamo già davanti a noi, è strano eppure così è, sembra incontenibile ciò che pure ci teniamo dentro.

Scoprire che ne vale la pena, arrovellarsi mente e corpo affinché tutto vada come vorremmo e - una volta tanto - sapere cosa vogliamo. C’è qualcosa di meglio nella vita? Raramente. Un’intero linguaggio fatto soltanto di aggettivi, ci si sente musica ed il sereno dissolve il brutto che ci opprimeva fino ad un’istante prima. No, nessun sogno, anche se il sospetto è forte.

Non è facile dare un nome a tutto questo. O meglio: lo sappiamo benissimo, ma il solo pronunciarlo potrebbe destabilizzare questo fragile appoggiarsi a sé stessi. Lo vorremmo urlare, ma al massimo lo confidiamo a noi soltanto, resta là e lo sussurriamo in pensieri senza corpo.

Un nome tanto comune, che diamine! Ma che importa. Sapevamo già che dura il tempo di un’illusione, ma non per questo ci siamo fermati. Mai fermarsi, ché questo ci anima.

Con rinnovata illusione si continua a sorridere al mondo, ed è magnifico.

E mai che mi sia venuto in mente

Domenica, Maggio 24th, 2009

La mia fronte è imperlata di sudore, così pure le spalle. Ma non sono solo io e queste non sono certo allucinazioni. La guardia che passa di quando in quando, pure quel poveraccio non può nascondere sotto la divisa il suo imbarazzo e parimenti il caldo che prova. Almeno lui adesso non mi considera pazzo, meglio tardi che mai, anche se l’irreparabile è accaduto: non in un momento esatto, preciso, bensì in quel semplice lasciar perdere, ecco il non momento in cui tutto è cambiato.

Fuori dalla nave

Fuori dalla nave

Certo, se proprio dovessi fornire un quando ed un dove, li collocherei in quei dieci minuti alla presenza del Capitano. Dal vivo non mi era mai Capitato d’incontrarlo prima, credevo fosse più alto, visto come viene mostrato sugli schermi che tappezzano i ponti, dal principale agli ultimi e più nascosti, quelle volte in cui decide di volerci comunicare qualcosa. I dieci minuti più imbarazzanti della sua vita, pensavo in quei minuti, ma poi mi sono dovuto ricredere: avevo ancora quel briciolo di fiducia nelle persone, pensavo che i più m’avrebbero finalmente capito, e quel briciolo l’ho usato.

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