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Non esiste più il futuro di una volta…

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(Un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché da molto – sottinteso: tempo – avrei voluto scrivere un post sull’argomento, un po’ per il fatto di averne trovato uno scritto in modo sublime, ecco che faccio quel che non avrei mai pensato di fare: riporto totalmente un post scritto da altri, per la precisione da

Rapelay

Rapelay

Rapelay, il cosiddetto “simulatore di stupri”, è un videogioco. Lo dico perché ho notato che molte persone sembrano convinte che si tratti di un qualche tipo di microchip da impiantare a forza nei cervelli degli otaku di tutto il mondo per trasformarli da semplici maniaci pervertiti in maniaci pervertiti E stupratori.
Ecco, io vorrei rivolgermi a queste persone e tranquillizzarle: è solo un brutto videogioco. Posso comunque capire il vostro spaesamento se l’ultima volta che avete toccato un controller quest’ultimo era parte integrante di uno scatolone alto due metri con dentro Pang* (sappiate che la tecnologia ha fatto passi da gigante, e ora le donne nude sono molto più realistiche di quelle dello Strip Poker del bar sotto casa), o se l’unico videogioco al quale abbiate mai giocato è Pet Society (sappiate che avete dei problemi**), per cui cercherò di spiegarmi meglio.

Quando un videogiocatore gioca a un videogioco, compie delle azioni virtuali che possono essere di vario tipo (le più diffuse: sparare ad un’anatra, sparare ad una persona, sparare ad un mostro mutante, ricaricare il fucile). Sebbene alcune di queste azioni siano lodevoli (sparare ad un mostro mutante, almeno finché è fuori dalle acque territoriali), molte altre sarebbero inaccettabili nella realtà (colpire alle spalle, tifare Juventus, clacson nei centri abitati, giubbotto di pelle). prosegui la lettura…

Quando ero sotto tesi (nemmeno 3 mesi fa, a pensarci), mi è stato più e più volte fatto notare quanto un’immagine sia molto più eloquente di molte parole. Questo accade quasi per tutto nell’ambito della natura umana ed è una regola d’oro lì dove ci sono dei concetti poco intuitivi da far comprendere, come ad esempio nella scienza. Quando però scrivono di scienza quelli che scrivono sui nostri quotidiani, bisogna sempre drizzare le antenne e capire dove hanno sbagliato stavolta… Riporto quanto scritto dal blog greenreport.it che fa perfettamente comprendere quanto ancora debba crescere (nascere?) una cultura scientifica popolare in Italia.

Riassumo: il Corriere della Sera, La Stampa, il Tg2 ed altre testate hanno ripreso una “notizia” sul fatto che il livello dei ghiacci artici a fine 2008 sarebbe tornato quello del 1979. Mmmhhhh… Ecco l’immagine.

Linea rossa: valore fine 1979. Linea blu: massimi dal 1979 a fine 2008.

Linea rossa: valore fine 1979. Linea blu: massimi dal 1979 a fine 2008.

Ebbene, cosa si evince? Ovvio così, troppo facile, ma ve lo dico lo stesso: si evince che chi viene pagato per dare informazioni, quasi sempre la riprende da altre parti (un po’ come sto facendo io, che però non vengo pagato) e non controlla neppure se quelle informazioni sono false! (Che dite, ci si deve fidare di Riccardo Mostardini che ha scritto il post su greenreport.it?)

Magari non false, certo, perché che il livello sia lo stesso è vero. Così parla forte e chiaro la figura: massimo 2008 = minimo 1979. So che pare brutto che io stia qui a riportare quanto già fatto in un altro blog, ma a quanto pare così potrei perfino trovare lavoro come giornalista sapete… A quanto pare infatti (ci fidiamo? diciamo di sì, ma vigilate, mi raccomando!) innanzitutto questa notizia non è stata data dall’università dell’Illinois così come è stato scritto e detto, ma data da un blog in cui viene detto che un certo ricercatore dell’università ha detto… e così già si è dato lustro ad una cosa che forse andrebbe guardata un po’ più nel dettaglio, tant’è che anche su quest’altro blog viene visualizzata con un’immagine. Fate bene attenzione al trucco! prosegui la lettura…