Diseducazione
(Un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché da molto – sottinteso: tempo – avrei voluto scrivere un post sull’argomento, un po’ per il fatto di averne trovato uno scritto in modo sublime, ecco che faccio quel che non avrei mai pensato di fare: riporto totalmente un post scritto da altri, per la precisione da
Rapelay, il cosiddetto “simulatore di stupri”, è un videogioco. Lo dico perché ho notato che molte persone sembrano convinte che si tratti di un qualche tipo di microchip da impiantare a forza nei cervelli degli otaku di tutto il mondo per trasformarli da semplici maniaci pervertiti in maniaci pervertiti E stupratori.
Ecco, io vorrei rivolgermi a queste persone e tranquillizzarle: è solo un brutto videogioco. Posso comunque capire il vostro spaesamento se l’ultima volta che avete toccato un controller quest’ultimo era parte integrante di uno scatolone alto due metri con dentro Pang* (sappiate che la tecnologia ha fatto passi da gigante, e ora le donne nude sono molto più realistiche di quelle dello Strip Poker del bar sotto casa), o se l’unico videogioco al quale abbiate mai giocato è Pet Society (sappiate che avete dei problemi**), per cui cercherò di spiegarmi meglio.
Quando un videogiocatore gioca a un videogioco, compie delle azioni virtuali che possono essere di vario tipo (le più diffuse: sparare ad un’anatra, sparare ad una persona, sparare ad un mostro mutante, ricaricare il fucile). Sebbene alcune di queste azioni siano lodevoli (sparare ad un mostro mutante, almeno finché è fuori dalle acque territoriali), molte altre sarebbero inaccettabili nella realtà (colpire alle spalle, tifare Juventus, clacson nei centri abitati, giubbotto di pelle). prosegui la lettura…

