Nuovissime tecnorovine ancestrali
“Perché per arrivare a Pescara, passi da Foggia?“, mi diceva la prof. di matematica e fisica… E sì che stavamo a Castel di Sangro. Mi pare che ben poco sia cambiato in me, almeno sotto quel punto di vista. Mi trovo fra le mani un problema semplice, finanche banale, ed io voglio generalizzarlo, per risolvere in un sol colpo tutti quelli affini. Alla faccia della cosiddetta economia di pensiero.
Perché se leggo un saggio di letteratura tendo automaticamente a scartare, filtrare e interpolare? Perché reputo superflue molte delle parole lette? Ricerco i discorsi lineari, che arrivino dritti al dunque. Non è forse questa una sorta di distorsione professionale, così come lo è quella di chi ha scritto quel saggio a quel modo? Eppure, come si può notare, io stesso sono molto contorto nello scrivere, nonostante mi lamenti.
“[...] avere un’idea è solo metà della battaglia. La ricompensa per un’idea nuova non è un applauso, ma l’opposizione di persone che ti prendono abbastanza sul serio da provare a distruggerti. La gloria e l’onore vanno giustamente a coloro che sono disposti a lottare per quell’idea e a mettere in gioco se stessi e le proprie prospettive di carriera nel devastante processo di convincere i colleghi, propagandandola nel circuito delle conferenze, e in generale facendo molto chiasso intorno a essa.” (Dennis Overbye)


