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Non esiste più il futuro di una volta…

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Perché per arrivare a Pescara, passi da Foggia?“, mi diceva la prof. di matematica e fisica… E sì che stavamo a Castel di Sangro. Mi pare che ben poco sia cambiato in me, almeno sotto quel punto di vista. Mi trovo fra le mani un problema semplice, finanche banale, ed io voglio generalizzarlo, per risolvere in un sol colpo tutti quelli affini. Alla faccia della cosiddetta economia di pensiero.

Culto o cultura

Perché se leggo un saggio di letteratura tendo automaticamente a scartare, filtrare e interpolare? Perché reputo superflue molte delle parole lette? Ricerco i discorsi lineari, che arrivino dritti al dunque. Non è forse questa una sorta di distorsione professionale, così come lo è quella di chi ha scritto quel saggio a quel modo? Eppure, come si può notare, io stesso sono molto contorto nello scrivere, nonostante mi lamenti.

“[...] avere un’idea è solo metà della battaglia. La ricompensa per un’idea nuova non è un applauso, ma l’opposizione di persone che ti prendono abbastanza sul serio da provare a distruggerti. La gloria e l’onore vanno giustamente a coloro che sono disposti a lottare per quell’idea e a mettere in gioco se stessi e le proprie prospettive di carriera nel devastante processo di convincere i colleghi, propagandandola nel circuito delle conferenze, e in generale facendo molto chiasso intorno a essa.” (Dennis Overbye)

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Qualche giorno fa ci sono rimasto un po’ male vedendo un film, o meglio rivedendolo per l’n-esima volta. Si tratta di Will Hunting – Genio ribelle, film di 12 anni fa. Ci sono rimasto male perché nella scena in cui il professore di matematica – per sommessa con quello di psicologia – chiede al barista cosa avessero fatto Albert Einstein ed Alexander Fleming, il barista gli risponde con naturalezza e nel modo corretto, una cosa ovvia per lui. Già, ci sono rimasto male, perché a 12 anni di distanza vedo che invece di andare avanti…

Il nuovo anno 1000

Il nuovo anno 1000

Anno 2009. Gli italiani comprano 2012: Fine del mondo? Libro che ai nostri posteri darà un’idea dell’arretratezza dei loro avi. Vorrei riportare integralmente in proposito un post dell’inossidabile debunker Attivissimo, ma mi limiterò a citare tramite lui uno dei passaggi allo stesso tempo più esilaranti e deprimenti:

Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell’atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa un numero sempre crescente di particelle di luce dette “fotoni”.

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Di più: i tedeschi sono un bel po’ rigidi, le polacche sono belle e disponibili, i brasiliani sanno giocare a pallone anche con la trippa, gli spagnoli sono simpatici. Però ho due dubbi: perché i francesi che ho incontrato – parigini per di più – non erano né snob né paraculo? Questo era il primo dubbio, il secondo invece è: noi sparuti italiani, abbiamo per caso “fatto gli italiani”?

Kazimierz Dolny, Polonia

Kazimierz Dolny, Polonia

Alla 3rd Warsaw School of Statistical Physics (che nome tanto esageratamente quanto giustamente altisonante!) eravamo lì da 15 nazioni diverse. A parte poter vedere coi miei occhi e sentire con le mie orecchie e scocciare con le mie domande un personaggio qual è Leo Kadanoff, a parte vedere ubriaco un professorone che proprio non me l’aspettavo ma che non sto qua a citare (anche se un sospetto lo si potrebbe avere vista la lista di stereotipi rispettati)… a parte tutto questo, devo dire che finché non si viaggia, un conto è basarsi sugli stereotipi – appunto, altro invece è testarli.

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Spesso mi chiedo come si possa fare ad innalzare il livello di cultura scientifica degli italiani. Non che io sia questo pozzo (pozzo, qualcosa di sotterraneo, nascosto) di scienza, ci mancherebbe. Trovo tuttavia che spesso parlando di cultura ci si riferisce a grandi romanzi e romanzieri, ai poeti, alla musica classica, al balletto od alle arie da opera, alla pittura più o meno antica così come alla scultura, alla fotografia, magari a qualche sito archeologico, fino alle tradizioni culinarie del paesino più sperduto. Persino le produzioni cinematografiche o la videoarte spesso ancora sono viste con sospetto. Pochissime però sono le persone che aggregano la scienza nel bel calderone denominato cultura.

Poi ci penso e mi viene il dubbio che forse quello che io chiamo tecnologia altre persone lo traducono con scienza, perciò mi rendo ancor più conto della fragilità e velleità di ogni messaggio rivolto a meri utilizzatori di tecnologia che – presumibilmente – associano la scienza solo a capelli bianchi sparati alla Einstein o a spauracchi quali la clonazione oppure strumenti quali il computer. Mescolando quindi solo folklore e utilitarismo, a coprire concetti ed idee, l’Italia e gli italiani restano immobili ed una intera branca di saperi viene esclusa dal fantastico mondo della Cultura. Un esempio di quel che sto ora farneticando riguarda la tecnologia della scissione nucleare.

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