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Non esiste più il futuro di una volta…

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Chi se ne

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Quando tutto va a rotoli, a che serve affannarsi a cercare di risalire? Magari conviene impegnarsi per cadere sempre piu velocemente e sperare (sperare) che il fondo sia talmente duro da rimbalzare verso l’alto. Un brivido di maligno piacere mi passa infatti la schiena e mi fa elaborare questa bella esclamazione: e chi se ne frega! Ecco allora un bel video che spiega lucidamente come comportarsi in certe situazioni.

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Perché per arrivare a Pescara, passi da Foggia?“, mi diceva la prof. di matematica e fisica… E sì che stavamo a Castel di Sangro. Mi pare che ben poco sia cambiato in me, almeno sotto quel punto di vista. Mi trovo fra le mani un problema semplice, finanche banale, ed io voglio generalizzarlo, per risolvere in un sol colpo tutti quelli affini. Alla faccia della cosiddetta economia di pensiero.

Culto o cultura

Perché se leggo un saggio di letteratura tendo automaticamente a scartare, filtrare e interpolare? Perché reputo superflue molte delle parole lette? Ricerco i discorsi lineari, che arrivino dritti al dunque. Non è forse questa una sorta di distorsione professionale, così come lo è quella di chi ha scritto quel saggio a quel modo? Eppure, come si può notare, io stesso sono molto contorto nello scrivere, nonostante mi lamenti.

“[...] avere un’idea è solo metà della battaglia. La ricompensa per un’idea nuova non è un applauso, ma l’opposizione di persone che ti prendono abbastanza sul serio da provare a distruggerti. La gloria e l’onore vanno giustamente a coloro che sono disposti a lottare per quell’idea e a mettere in gioco se stessi e le proprie prospettive di carriera nel devastante processo di convincere i colleghi, propagandandola nel circuito delle conferenze, e in generale facendo molto chiasso intorno a essa.” (Dennis Overbye)

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Mendace-mente

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Piccolo test: ho comprato in un negozio una racchetta da ping-pong ed una pallina, in tutto ho speso 1€ e 10 centesimi e so che la racchetta costa 1€ in più della pallina. Quanto costa la pallina? Facile vero? Bene, allora vi dico giusto una o due cosette su uno splendido libro che ho letto nel mio ultimo viaggio in treno (e chi mi conosce sa quanto siano lunghi i miei viaggi in treno e quanto mi piaccia leggere) e da cui ho ripreso questo piccolo test. “L’atomo sociale“, del fisico statunitense Mark Buchanan, è dal mio punto di vista il perfetto esempio di ciò che dovrebbe fare la divulgazione scientifica.

Stand Alone Complex?!

Tralasciando però di tessere qui le lodi del libro, vi starete chiedendo cosa c’entri il test proposto con gli atomi, cosa c’entrino gli atomi con il sociale e, magari, cosa voglia saperne un fisico del sociale… cattivoni! Per farla ultrasemplice, vi basti pensare che grazie ai computer è stata rivoluzionata la fisica della materia. Si possono infatti simulare sistemi fatti da moltissime particelle (atomi o molecole) “in the hope of understanding the properties of assemblies of molecules in terms of their structure and the microscopic interactions between them“. Il passaggio dalla fisica ed i suoi strumenti al mondo umano non è così difficile: basta chiamare “atomi” le persone, modellizzarli in modi talora ipersemplificati eppure efficacissimi, così che simulandone l’interazione non si fa altro che riprodurre alcune leggi che vigono nelle società reali.

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