Il colto cardinale Carlo Maria Martini, così colto che il Corriere della Sera online gli dedica uno spazio di risposta ai lettori nella sezione cultura, ci dà un ottimo esempio di supercazzola (non prima di averci dato un ottimo esempio dell’esempio che vuol esemplificare, se capite cosa intendo…):

Carlo Maria Martini
“Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe eccetera, al di là di quanto se ne può sapere dalla storia, sono «veri» perché «vera» è la loro esperienza, che continuamente si «invera» nella vita dei credenti.” [Carlo Maria Martini, un genio!]
Questo per rafforzare il concetto già espresso appena prima: “Nell’insieme la tradizione biblica, quando è ben interpretata, si rivela solida e aderente alla vita, anche se non mancano errori storici, sociologici, geografici ecc…“. Certo, quando è “ben interpretata”, ogni supercazzola assume un senso finanche sublime, ne converrete. Soprattutto, quando la “tradizione biblica” (cioè?) è “aderente alla vita” (eh?!?), va da sé che si possa candidamente ammettere che vi siano stati degli “errori storici, sociologici, geografici” (e poi? mi sa che c’è molta roba nell’”ecc…”).
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